Un mare di folla canta: «Benedito, ohe, ohe!»

La veglia di preghiera preceduta dal grande entusiasmo dei fedeli. Ratzinger loda i nonni: «Non siano mai esclusi dall’ambito familiare»

nostro inviato a Valencia

Lo hanno atteso a lungo sotto una cappa di caldo asfissiante, riparandosi dal sole come hanno potuto. Quando Benedetto XVI è arrivato nella grande spianata della futuristica e bellissima Città delle Arti e della Scienza progettata dall’architetto Calatrava, un milione di persone hanno cominciato a cantare e a gridare «Benedito» (Benedetto) ohé, ohé, ohé!» e «Benedito, amigo la familia está contigo» (Benedetto, amico, la famiglia sta con te!». Sembrano distanti anni luce da qui le polemiche su Zapatero, le dichiarazioni a distanza, i paragoni dei portavoce, le interpretazioni politiche del viaggio. La veglia di preghiera inizia come una festa, la festa delle famiglie con il Papa. Ci sono giovani madri con sudatissimi neonati in braccio, padri con i figli sulle spalle, nonni e nonne con bandierine e trombe da stadio.
Papa Benedetto ascolta le loro testimonianze, i loro racconti. Prega con loro. Quindi pronuncia un discorso ricordando innanzitutto «tutti quelli che recentemente sono stati colpiti dal lutto in questa città». Il tema è quello della famiglia, che Ratzinger declina con esempi positivi: «È l’ambito privilegiato dove ogni persona impara a dare e ricevere amore». Spiega che niente «può supplire totalmente» la famiglia e che la «profonda relazione interpersonale tra marito e moglie» comporta «una vera vocazione alla santità». Il Papa ha accenti di grande tenerezza: «Possano i figli – dice, volgendo lo sguardo all’impressionante distesa umana di famiglie con molti piccoli ormai già addormentati – sperimentare più i momenti di armonia e di affetto dei genitori che non quelli di discordia o indifferenza, perché l’amore tra il padre e la madre offre ai figli una grande sicurezza e insegna loro la bellezza dell’amore fedele e duraturo».
«La famiglia – spiega ancora – è un bene necessario per i popoli, un fondamento indispensabile per la società», un tesoro «per gli sposi». È un «bene insostituibile per i figli». I genitori, «è necessario che dicano anche un “sì” di accettazione ai loro figli generati o adottati e che hanno una propria personalità e proprio carattere».
Tra gli applausi, Ratzinger ricorda che uno dei compiti «più grandi della famiglia è quello di formare persone libere e responsabili» e che i genitori non possono delegare totalmente o trascurare il compito della trasmissione della fede ai loro figli». Nel suo discorso, il Papa elogia ancora un volta l’amore umano, fisico, tra l’uomo e la donna. Spiega che essere aperti alla trasmissione della vita è un modo per rifiutare «un edonismo che banalizza le relazioni umane e le svuota del loro genuino valore e della sua bellezza». «Promuovere i valori del matrimonio – afferma Benedetto XVI – non ostacola la gioia piena che l’uomo e la donna trovano nel loro mutuo amore». La fede e l’etica cristiana, dunque, «non pretendono di soffocare l’amore, bensì di renderlo più sano, forte e realmente libero».
A questo punto il Pontefice fa l’unico accenno alle leggi: «Invito dunque i governanti e i legislatori a riflettere sul bene evidente che i focolari domestici in pace e armonia assicurano all’uomo… L’oggetto delle leggi è il bene integrale dell’uomo».
Il pensiero finale è per i nonni: «Essi possono essere i garanti dell’affetto e della tenerezza, offrono ai piccoli la prospettiva del tempo, sono memoria e ricchezza delle famiglie. Mai per nessuna ragione siano esclusi dall’ambito familiare, sono un tesoro che non possiamo strappare alle nuove generazioni».