Il mare italiano è più sporco ma la Sardegna è ancora blu

Goletta verde 2005 premia anche le spiagge di Tropea, Castiglione della Pescaia, Otranto, Cinque Terre e Noto

Eleonora Barbieri

da Milano

Due imbarcazioni, una in legno, la «Catholica», che ha veleggiato lungo l’Adriatico; l’altra, la «Pietro Micca», che ha costeggiato il Tirreno, e che è la più antica nave commerciale italiana: marchio di fabbrica britannico, è l’unica nave a vapore ancora in circolazione nei nostri mari. È la flotta di Goletta verde - la campagna di Legambiente che ha appena festeggiato i vent’anni - rientrata in porto dopo due mesi di navigazione, analisi e indagini sullo stato di salute del nostro mare. Che non è in buone condizioni - è sempre meno pulito -, ma non è neppure «un malato incurabile», come ci racconta il presidente dell’associazione, Roberto Della Seta.
La pagella migliore è quella della Sardegna: voto 8,2, nettamente in cima alla classifica del mare più pulito d’Italia. Non tutte le spiagge sono come quelle sarde di Bosa e Arbus, o come quelle di Castiglione della Pescaia, in Toscana, che hanno guadagnato le «cinque vele»; c’è anche chi fa la figura della pecora nera, come la Campania, che è rimasta ben lontana dalla sufficienza, ottenendo un misero 5,3. Il bilancio globale del 2005 è negativo: su ottomila chilometri di litorale, la percentuale di zone inquinate è cresciuta del 4,5 per cento, riducendo così la superficie di mare pulito dal 92 all’87,5 per cento. «Abbiamo rilevato un numero maggiore di campioni che superavano i limiti di legge - ci spiega Della Seta -. Probabilmente è dovuto al maltempo delle ultime settimane: con le piogge, i fiumi trasportano un carico maggiore di inquinanti nel mare; e infatti la massima concentrazione di batteri è stata rilevata proprio vicino alle foci dei fiumi».
La vera «piaga» che affligge le nostre coste, secondo il presidente di Legambiente, è però l’abusivismo edilizio, soprattutto in Sicilia, Campania e Calabria. Mentre un altro problema è quello dell’erosione, che sta colpendo, in particolare, i litorali lucani: è a rischio oltre il 50 per cento di essi. La Basilicata gode però di un record positivo, insieme al Friuli: le sue acque sono risultate pulite al 100 per cento, meglio ancora di quelle sarde - ferme a quota 93,9 per cento. Le «vele blu», d’altronde, non vengono assegnate solo in base ai dati sull’inquinamento; contano anche l’organizzazione dei servizi di raccolta rifiuti e di trasporto pubblico, la presenza di centri storici ben conservati e di aree protette: «Tutte le condizioni - aggiunge Della Seta - che rendono una vacanza piacevole e “pulita”».
L’oscar del mare, le cinque vele, sono state assegnate anche alle Cinque Terre, all’Isola del Giglio, a Otranto, Portovenere, Tropea, Pollica e Pioppi. In totale, dieci località per la vacanza perfetta, contrapposte alle quindici «bandiere nere» assegnate da Goletta verde: «Iniziative dannose per l’ambiente», chiosa Della Seta, che hanno visto coinvolte amministrazioni comunali, aziende e anche una petroliera, sorpresa a ripulire le proprie cisterne in un’area protetta. E le zone marine sottoposte a tutela, nel nostro Paese, non sono poche: ventitré, «gioielli che ci invidiano ovunque», commenta il presidente di Legambiente. «Il nostro mare non è incurabile, anche se ha molti problemi. La questione - conclude - è che non ci si può preoccupare della sua salute solo ad agosto e, poi, dimenticarsene per il resto dell’anno». A meno che non si viva a Bosa Marina.