«In mare la prudenza conta più delle regole»

Diego Pistacchi
L'acquavelox ha già colpito. E ha pure ottenuto lo scopo principale che si era prefissato, quello cioè di fungere da deterrente nei confronti dei diportisti fin troppo spericolati al comando di yacht, gommoni e motoscafi. Ma ha un limite, quello di essere utilizzabile solo in particolare zone del mare, ad esempio in punti che consentono di piazzare un apparecchio e uno «specchio» che rifletta il segnale laser. Come in un canale, all’imboccatura di un porto, ad esempio. «A Portovenere ha funzionato benissimo - conferma il capitano di vascello Cristiano Aliperta, del comando generale delle capitanerie di porto -. Molti sono stati i verbali e ancor più i conducenti di natanti che temendo l’acquavelox hanno imparato a moderare la velocità».
Ma il pericolo non si può annullare con lo spauracchio delle multe. E gli incidenti gravi sono sempre in agguato. Quanto accaduto a Santa Margherita è ancora un ricordo troppo fresco. «È sempre difficile parlare di numeri in questi casi - specifica il comandante -. Ma dobbiamo registrare che il trend degli incidenti è costante, la situazione non va peggiorando, e anche se certe cose non dovrebbero mai accadere, la frequenza delle tragedie è per fortuna molto limitata». Ma la premessa non vuole essere un’autoassoluzione, le capitanerie di porto sono mobilitate più che mai per prevenire altri gravi episodi. Il direttore marittimo della Liguria, l’ammiraglio Marco Brusco, ha per esempio fatto stampare e distribuire migliaia di opuscoli con i consigli utili per i diportisti, le caratteristiche della costa ligure, tutti i numeri per le emergenze e l’elenco delle dotazioni di sicurezza. Un vademecum indispensabile che viene regalato anche in occasioni delle principali manifestazioni nautiche e in tutti i porticcioli.
Ma anche il dettagliatissimo opuscolo rischia di diventare inutile in assenza di un elemento fondamentale. «Qualsiasi azione di prevenzione o di controllo viene vanificata se poi il diportista non adotta la prudenza - riassume il concetto più importante il comandante Aliperta -. Faccio un esempio? La norma dice di stare ad almeno 100 metri dalle boette di segnalamento dei subacquei. Ebbene, io dico che quell’almeno è la parola più importante. Nel dubbio, meglio tenersi a duecento metri». Certo che se poi, come è già capitato, qualche diportista pensa che la boetta con la bandierina possa esser un simpatico souvenir da portarsi via, l’incidente (con conseguenze gravissime) diventa inevitabile.
«In mare è meno facile che si verifichino incidenti che non sulle strade - osserva ancora l’ufficiale -. Non ci sono semafori e rotatorie, stop e corsie obbligate, ma senza prudenza i rischi aumentano vertiginosamente. Ad esempio occorre decisione. Se uno vede un’altra imbarcazione in rotta di collisione, è inutile che stia a pensare se viene da dritta o da sinistra, se ha la precedenza o meno. Deve accostare decisamente da una parte, per far capire all’altro dove vuole andare. In caso di dubbio, meglio rallentare e piuttosto fermarsi». E in ultimo, il consiglio più forte, quello che il comandante Aliperta ripete tre volte, riguarda la prudenza da avere nella zona a massimo rischio. «Sotto costa, entro mezzo miglio, un miglio, dove c’è la più alta concentrazione di barche di ogni tipo, dal pedalò allo yacht, dal battello turistico al surf, occorre andrae piano, piano piano - ripete l’ufficiale -. Avere piuttosto una vedetta a prua, non distrarsi mai. Se uno vuole poi divertirsi a scatenare tutti i cavalli del suo motore, lo faccia a due o tre miglia al largo, lì non troverà quasi alcun ostacolo». Consigli dati, rilanciati, registrati. Nella speranza che qualcuno abbia voglia di ascoltarli e di metterli in pratica una volta indossati bermuda e berretto da comandante.