Il mare restituisce un corpo: è il volontario di Monterosso che ha salvato due persone

A cinque giorni dall’alluvione del levante ligure sale a nove la conta delle vittime, mentre il numero dei dispersi resta incerto: ufficialmente oggi sono ancora tre le persone che non si trovano, ma sono troppe le segnalazioni di auto con i fari accesi e le persone a bordo viste sparire tra il fiume di fango per non destare qualche timore. Intanto alla fine il mare sta restituendo i corpi strappati dalla furia delle acque che hanno sconvolto le Cinque Terre.
Ieri è stato ritrovato quello del volontario eroe di Monterosso, un padre di famiglia che nel momento in cui la furia degli elementi ha colpito il borgo era impegnato a portare soccorso ai suoi compaesani. Stava salvando due persone. In serata la segnalazione di un diportista ha attivato la Capitaneria di porto di Genova, circa dieci miglia al largo dal capoluogo regionale, per un corpo di un uomo in mare. Ma non si trattava di uno dei dispersi dell’alluvione. La salma è stata identificata per quella di Alessio Bernardi, scompardo in mare da dieci giorni da Lerici, sempre nello Spezzino, le cui ricerche non avevano dato esito. Non si trovano ancora le tre persone che si cercano da giorni a Vernazza, all’appello nel paese mancherebbero ancora tre abitanti.
Non ci sono dubbi invece sul fatto che il corpo ritrovato ieri davanti a Punta Mesco sia quello del volontario. «È lui, ha la tuta gialla dei volontari antincendio boschivo. Il sindaco di Monterosso Angelo Betta non lascia spazio ad alcuna incertezza. Quello ripescato dai sommozzatori dei Vigili del fuoco è il corpo di Sandro Usai, il volontario sardo di nascita e monterossino d’adozione, disperso dalla sera del 25 ottobre scorso. Il cadavere era riverso pancia in giù al largo di punta Mesco quando lo hanno visto da un battello che fa la spola tra Levanto e La Spezia. Quella maledetta giornata Sandro era in servizio di Protezione civile con un altro volontario, avrebbero dovuto aprire dei tombini per far defluire l’acqua che stava allagando il borgo. Un intervento come tanti dopo un’estate in cui non era mancata la costante dell’emergenza incendi. Sembrava un allagamento come ne erano già accaduti, poi è arrivata l’ondata che lo ha letteralmente travolto e portato via. Sandro ha tentato inutilmente di aggrapparsi alla saracinesca di un negozio, ma la corrente era più forte e lo ha strappato verso il mare. Ancora una volta, come raccontano i testimoni, si è aggrappato a un albero, ma non è riuscito a rimanere a galla. Una seconda ondata, devastante, fatta di acqua, fango e detriti lo ha trascinato via. È toccato alla moglie Elena effettuare il drammatico riconoscimento. Il corpo straziato dalla permanenza in mare mostrava quel tatuaggio, i quattro mori simbolo della Sardegna, che Sandro si era fatto disegnare sulla spalla. Ora Elena dovrà spiegare a Francesco, il loro figlio di otto anni, perché non potrà mai più vedere il padre. Per il sindaco Betta, e per chi lo conosceva (d’estate faceva il bagnino, d’inverno il cameriere), Sandro Usai ora è un eroe, uno che partiva sempre per primo, che non aveva paura di niente e non si tirava mai indietro. «Era un ragazzo d’oro e spero che lo Stato glielo riconosca». Nelle altre colpite dall’alluvione sono proseguite senza sosta le attività per rimuovere il fango prima che torni la pioggia. Tanti, forse troppi, i volontari spontanei che si sono presentati nelle zone colpite tanto che la Prefettura ha chiesto di non intervenire se non autorizzati per evitare di intralciare i soccorsi.