Il mare? Sempre più «salato»

Le associazioni dei consumatori: «Che ne è dell’accordo che scongiurava l’aumento dei prezzi?»

Quest’anno il mare è un po’ più salato. La colpa però non è del surriscaldamento climatico, come verrebbe da pensare. Ma del surriscaldamento dei prezzi. Rispetto all’estate scorsa, secondo un’inchiesta disponibile sul portale del consumatore, l’affitto di lettini e ombrelloni evidenzia un aumento pari quasi al 13 per cento. Quanto basta al Lazio per aggiudicarsi il terzo posto nella speciale classifica del «caro-spiaggia», a ridosso di Liguria e Toscana. la conferma arriva sul campo, anzi, sulla sabbia. Dal mare di Ladispoli a quello del Circeo, da Fregene a Sabaudia, il costo giornaliero di un ombrellone e due lettini varia dai 12 ai 30 euro: 15 in uno stabilimento popolare di Ostia Lido, 18 a Capocotta, 23 a Sperlonga. Cifre destinate a lievitare con l’arrivo dell’alta stagione. A Sabaudia, per esempio, si sborseranno in agosto anche 31 euro. L’intero mese verrà invece a costare 520 euro. Una somma in linea con quelle indicate nell’inchiesta, dove si legge che nelle località balneari laziali sarebbero necessari dai 105 ai 210 euro per una sola settimana e fino a 750 euro per un abbonamento mensile. Se poi sommiamo le spese derivanti dal parcheggio a pagamento e ci aggiungiamo anche il «carobar», allora quella che doveva essere una semplice vacanza rischia seriamente di tramutarsi in un’impresa proibitiva.
Le associazioni dei consumatori promettono battaglia: «I balneari avevano sottoscritto con l’ex ministro del Turismo un accordo con il quale s’impegnavano a non aumentare i prezzi in cambio del raddoppio della durata delle concessioni. A fronte di questo, come spiegano i nuovi rincari?». Al riguardo va aggiunto che oggi risulta più difficile monitorare l’andamento complessivo dei prezzi dal momento che a partire da quest’anno gli stabilimenti comunicano le tariffe ai singoli uffici demanio dei Comuni, anziché alla Capitaneria di Porto, il che non favorisce una visione d’insieme. Dal canto suo, il sindacato balneari del Lazio si difende come può. Secondo le sue stime l’aumento dei costi è meno ingente e dovrebbe essere compreso tra il 5 e il 10 per cento.
A prescindere da dove si annidi la ragione l’unica cosa certa è che per risparmiare gli amanti del mare dovranno rimboccarsi le maniche approfittando, semmai, delle offerte che gli saranno proposte. Se la spiaggia libera proprio non li attira allora potranno pur sempre ripiegare per l’happy hour: dinanzi all’impennata dei prezzi, molti stabilimenti hanno adottato una nuova formula per invogliare i bagnanti a rivolgersi da loro, che prevede tariffe più accessibili per chi approda in spiaggia nel pomeriggio. Per spendere meno i vacanzieri dovranno inoltre stare attenti a non cadere vittima dei soliti abusi. Nonostante nel Lazio, per legge, l’accesso in spiaggia debba essere gratuito, sono diversi i gestori, a Gaeta come a Sabaudia, che ancora applicano un balzello all’entrata. Conviene perciò tenere sempre a mente alcuni diritti fondamentali del bagnante, tra cui il principio dell’ingresso non a pagamento (valido anche in presenza di altri accessi nelle vicinanze) seguito dalla norma in cui si stabilisce che i primi cinque metri dalla linea di battigia sono da ritenere spiaggia libera in quanto non rientrano nella concessione data allo stabilimento.