Via del Mare Sulla statale killer nulla è cambiato

Fiori al chilometro 20 della via del Mare. Solo un mazzo di ciclamini per ricordare la strage in cui hanno perso la vita, 8 anni fa, i fratelli Thomas e Giorgio Carmelino, 11 e 18 anni, la madre Anna Loredana Veniamin, 45 anni, e Vito Cascione, 39 anni.
Nulla è cambiato sulla statale killer da quel mercoledì di primavera quando un’auto «blu» invade la carreggiata opposta provocando, in parte, il maxi incidente. Messa in sicurezza e pattugliamento zero, lavori di ammodernamento dimenticati, limiti di velocità controllati solo in parte. A poco serve l’unico sorpassometro installato nel tratto maledetto (fra Acilia e Ostia Antica): la statale 8 è la più pericolosa d’Italia dopo la Milano-Laghi e la Pontina nonostante le promesse, le riunioni prefettizie, i progetti abbandonati nei cassetti. Resta il dolore delle famiglie che continuano a combattere, isolate, per rendere sicura la strada che collega Ostia con la capitale. Otto anni passati anche fra le aule di giustizia: nel marzo scorso la sentenza con la condanna a due anni di reclusione di Marco Lucioli, l’appuntato dei carabinieri alla guida della Lancia ministeriale con a bordo il generale Domenico Tria, prosciolto dall’accusa di omicidio colposo plurimo e omissione di soccorso. Per i giudici della III sezione della Corte d’appello il disastro è stato provocato per il 40 per cento dal sorpasso azzardato di Lucioli e per il restante dalla velocità della Lancia Delta a metano guidata dalla donna che portava i figli a scuola. Insomma, chiuso il procedimento penale, mentre a giorni si apre il processo civile.
Una storia drammatica, che inizia alle 8 della mattina quando l’ex direttore del Centro Alti Studi della Difesa viene prelevato a casa dall’autista per andare a lavoro. Contemporaneamente da Acilia parte la signora Veniamin, diretta a Ostia. I ragazzi devono essere a scuola alle 8,30, a lei è attesa allo stadio del Coni. All’altezza dell’area industriale il dramma. Un traffico più pesante del solito verso Roma suggerisce al carabiniere il sorpasso. Lampeggiante acceso nonostante non fosse necessario, la Lancia K invade la corsia opposta, quasi sgombera di auto. Quasi. La berlina della Veniamin si trova per qualche secondo nella direttrice della K, la donna si spaventa e si sposta verso destra per evitare l’impatto. L’auto con il generale rientra e se ne va, la Delta sbanda finendo prima contro il guard-rail. È l’inizio di una drammatica carambola: la donna prova a rimettersi in carreggiata controsterzando ma finisce in frontale contro una Peugeot 206 che procede in senso opposto. La Peugeot viene tamponata dall’auto che la segue, una Renault Kangoo, poi arriva un maxi scooter guidato da un impiegato di Fiumicino, Cascione. Loredana e Thomas vengono sbalzati fuori. Giorgio rimane incastrato nell’abitacolo. Il serbatoio della moto esplode facendo scoppiare anche la Lancia. Cascione e Giorgio muoiono carbonizzati, gli altri due per le gravi ferite riportate. Un testimone avverte la polizia stradale: è stata un’auto di servizio a invadere la corsia della Delta. Nel frattempo dall’auto del generale parte la richiesta di soccorso. Lucioli, difatti, dallo specchietto interno vede la scena dell’incidente e chiama il 112. Decisione che scatenerà polemiche: perché non si ferma prestando aiuto con l’estintore di bordo?
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