Il mare di Tellaro descritto da Mario Soldati

Il ricordo del grande scrittore nelle parole affettuose dell’uomo che fu ispiratore de «I racconti del maresciallo»

Sono venuto a conoscenza della terza edizione di «Mondomare» festival appena conclusosi a Genova e dedicato alla cultura marina in tutti i suoi aspetti così come è stato definito dalla stampa in generale. Agli incontri hanno partecipato vari scrittori tra Sanremo Savona, Lavagna, Lerici e Genova.
Sono certo che se Mario Soldati fosse stato in vita avrebbe partecipato anche lui a questi incontri, e magari avrebbe dato la sua presenza in particolare a quello avvenuto a Lerici. Così ho pensato, ricordando la sua memoria, di fare qualcosa, di scrivere un pensiero su quello che era l’amore che aveva per il mare.
Il mare dove aveva deciso di andare a vivere lasciando la grande città, per trascorrere la sua vita a Tellaro (dove si è spento nel 1999 ndr). Luogo che era solito descrivere così: «La baia deserta, le ville son vuote. Qualche raro bagnante si attarda laggiù sulla spiaggia di perla, tra sdraio colorate. E c’è uno che nuota stracciando delicatamente la superficie dell’acqua, che si richiude liscia dietro di lui. Tutto è vuoto, silenzioso, con improvvisi fruscii di uccelli tra le fronde ferme degli ulivi e dei lecci. Una nuova bellezza è qui, dopo l’estate tempestosa e tumultuosa: un’aria leggera sospesa con qualche brivido sottile e gradevole di freddo. Consumo le ore calde nuotando anch’io nell’acqua gelida e iodata della baia, e remando a lungo sul canotto di gomma, con il silenzio che era di tanto in tanto rotto dalla mobile lucida superficie marina che si frantumava al riflesso dell’ultimo sole, nella soave sera foriera di ombre autunnali, vasti come il Golfo, come una tarsia tremolante di infinite lamelle; labili losanghe tutte simili di forma diversa di estensione e colorate alternatamente di rosa o di celeste, secondo se riflettevano la chiarità luminosa del ponente o dal quadrante opposto lo sfumato profondo azzurro della notte che si approssimava con altri giochi di luce e colore».
Continuava con l’esprimersi che era «come una danza delle losanghe con la sua misteriosa bellezza con la dinamica e l’ottica degli spruzzi, delle spume, dei riflessi, delle gocciole come quando il remo si tuffa, quando si scava nel flutto una via, quando ne esce si incanta, precipita. Così come una legge estetica, idraulica, cronometrica e fotometrica, come in una nirvana tra mare e cielo. Ricordo che dopo la mareggiata era solito descriverla con le sue onde lunghe, e lunghe striature di schiuma giallastra attraverso il flutto verdeazzurro, con le onde senza posa sospinte verso il centro della piccola baia di Tellaro, dove a pochi metri da uno scoglio lungo e basso a tratti, quando capita che il mare tra un’ondata e l’altra, si stiri e si calmi poi all’improvviso due spruzzi, due alti getti d’acqua come schizzati da una coppia di pompe, quasi come se fosse una balena».
Descrivendo il golfo del Tigullio, diceva: «Nella notte gelida la calata era completamente deserta. Le trattorie, i bar, le vecchie baracche dei venditori di frutti di mare, tutto era buio, chiuso sprangato: e l’allegria stesa delle case variamente colorate si perdeva nell’oscurità. Ma in quell’ultima baia del Tigullio ben difesa da alte colline, la tramontana soffiava non troppo diversa dalla breva dei laghi lombardi: corte rapide, uguali onde battevano con forza sul granito delle banchine e le fitte imbarcazioni riunite nel porto, anziché dondolare pareva tremassero dal freddo anche loro. Sotto uno dei rari fanali, all’angolo che un carruggio faceva con la calata, un portoncino verde lucido si apri lentamente».
Sarebbe stato bello se tutto quanto lui ha scritto ed io ho riportato nelle sue espressioni sul mare fossero state dette da lui. Penso che il festival Mondomare anche se è bello sarebbe stato ancora più bello.
*ispiratore de «I racconti del maresciallo» scritti da Mario Soldati