Marella Ferrera celebra l’arte ritrovata e la donna si trasforma in dea greca

RomaPossono le immagini di due dee piegare tessuti, colori e gioielli alle emozioni? Sì, ma soltanto se a manipolare la materia e a inventare nuova grazia è una stilista come Marella Ferrera che ieri ha incantato Roma con il suo défilé dedicato agli acroliti di Morgantina.
Le statue che la mafia aveva trafugato in America negli anni Ottanta e che sono state restituite alla Sicilia il 13 dicembre, hanno ispirato una collezione a dir poco affascinante. Del resto la Ferrera, che ieri ha anche ricevuto l'invito a riproporre a maggio il défilé a Leptismania in Libia e che in questo Paese andrà a dirigere un’accademia di moda, aveva dato prova di grande sensibilità «vestendo» Dèmetra e Kore, ora esposte nella loro enigmatica magnificenza al museo di Aidone.
Logico perciò che la brava designer di Catania celebrasse la dea che è in ogni donna velandone il corpo attraverso 32 pepli tutt’altro che convenzionali. Così in passerella sono andati in scena veri capolavori da sartoria contemporanea: un abito di tulle di seta color cipria drappeggiato e allo stesso tempo iperlight: solo 21 grammi, come il peso dell’anima.
Una serie di sculture di tulle dipinto a mano nei colori delle aurore con la tecnica dei graffiti. E poi, sensazionali abiti a più strati di chiffon preforati al laser con risultati di tridimensionalità e suggestiva emulsione di colori, dai rosa ai cipria, con tocchi di arancio e di giallo. Tagliati al laser erano anche lunghi tubini bustier in «kauma», un tessuto che sembra camoscio e che consente il perfetto aplomb di una scultura filiforme.
Gli esperti di pregevoli lavorazioni artigianali sono stati conquistati dagli antichi pizzi macramè lavorati a mano e poi montati sul tulle. Spettacolari, in questo senso, l'abito crinolina bianco e quello nero con alcuni centrini illuminati da strass multicolor. Il candido abito da sposa in doppione di seta tempestato di camelie laserate ha messo il punto esclamativo su una moderna e al tempo stesso sacra femminilità. Memorabili i gioielli creati da Massimo Izzo di Siracusa incastonando i volti delle dee in oro e argento fra fili di corallo nero o lacci di corallo di Sciacca, quelli che una volta le mamme usavano mettere nel baule della dote delle figlie.