Da Marella a Marchionne, il fattore M della dynasty Fiat

Senza il carisma di Gianni, la tradizionale riservatezza si è dissolta in una bega da cortile. La vedova Agnelli interviene nella lite sull’eredità con una lettera a una rivista tedesca e critica Margherita: "Mio marito diceva che certe fortune bisogna meritarsele"

Forse le dimore sono troppe. Anche le distanze tra queste. Forse i telefoni sono a rischio di intercettazione. Le poste, poi, in ritardo e le lettere faticose da scrivere. Non può esserci altra spiegazione, madre e figlia si parlano tramite avvocati e giornali, francesi, svizzeri, italiani e tedeschi. Dicono i maligni di Torino «non ci sono più gli agnelli, oggi ci sono le jene». Qualsiasi riferimento a questa bega da cortile, cortile in cachemire con bordi di caviale, è puramente voluto. Il fattore Emme è al centro della vita di casa Fiat, Marchionne, Montezemolo, Marella, Margherita. I primi due hanno spiazzato i sindacati offrendo ai dipendenti un aumento in busta paga di euro 30 mensili, le altre due invece battagliano per una somma decisamente superiore, anzi Margherita vuole proprio sapere di quanti denari si tratta perché, sostiene la signora de Phalen, i gestori del patrimonio del padre avrebbero fatto truschini, come si dice a Torino, vale a dire che non tutto sarebbe chiaro, depositato, contabilizzato, il monte premi sarebbe cambiato nel tempo, senza che lei, erede prima innanzitutto, ne fosse informata.
Donna Marella ha tenuto duro, in silenzio, secondo stile ed educazione di nascita, a 80 anni si ritrova il vento contro di sua figlia dopo aver sopportato vicende pure feroci, il suicidio del figlio Edoardo, le morti del nipote Giovanni Alberto, del marito Gianni, di Umberto, quasi compresse in una fetta di tempo breve, vicende comunque ben più drammatiche di quelle che Margherita sta interpretando.
Il resto della comitiva, sorelle, zie, figli, nipoti, ha preso le distanze, con lettera sottoscritta, dalla «bambinaia» (così l’aveva perfidamente ribattezzata il padre Gianni, considerato l’alto numero di pupi messi al mondo con Elkann prima e de Phalen dopo), la quale tuttavia non ha cambiato idea e strategia. Il suo carattere solitario ha accentuato questo spirito conflittuale, i suoi tentativi di dimensionare lo stesso conflitto: «... Non ce l’ho con mia madre, è citata in tribunale per tecnicismi legali...» sembrano segnali di un capriccio cocciuto e di una guerriglia inurbana.
«Triste» è un aggettivo usato con una certa frequenza dai personaggi poco interpreti di questa storia in verità tristanzuola. Tristanzuola ripensando a Gianni Agnelli, alla sua ironia che diventava spesso e volentieri cinismo, ma forse anche alla sua personalità così forte, quasi opprimente che, alla fine, ha portato a questi miserabili lavori in corso.
Fino a quando l’Avvocato è rimasto in vita tutti hanno approfittato del suo potere, del suo carisma e del suo portafoglio senza che nessuno, tuttavia, chiedesse il conto e controllasse le ricevute. Le stesse pesantissime parole usate da donna Marella nella lettera a Focus: «... Mia figlia aveva scelto di uscire definitivamente dal gruppo, ottenendo da me abbondante contropartita... quanto alla possibilità di tutti i miei nipoti di poter partecipare della fama che mio marito si è giustamente guadagnato nel corso della sua vita questo non è certo un diritto che si eredita ma è una conseguenza del proprio lavoro, come lui ci ha sempre indicato...» sono uno schiaffo violento e anche malinconico di una madre che non sa se la figlia la consideri tale o un bancomat privilegiato. Insomma, ti chiami Margherita Agnelli e per questo sei stata premiata, in soldoni, ma se vuoi anche distribuire gli utili e i benefici a tutta la brigata allora è arrivato il tempo una volta imparata l’arte (pittorica forse) di metterla da parte e di provare a lavorare per ottenere la fama del nonno. Detto da una madre di anni ottanta, detto da una donna che aveva scelto, come del resto è doveroso dirlo anche sua figlia, la discrezione, la seconda fila, essendo la prima già tutta esaurita da un uomo solo e pure al comando, Gianni Agnelli appunto. Spenti i riflettori si sono accese le luci di emergenza, Margherita vuole andare fino in fondo, da sola, Gabetti e Grande Stevens hanno anche altre vicende legali da affrontare e preferiscono assistere, John, Lapo e anche Ginevra non si sono mai dissociati dalla nonna ma lo hanno fatto dalla loro madre, con parole brevi, secche, secondo lo stile della famiglia. Una famiglia che non ha più parenti.