La Maremma, dove il vino è diventato un festival

Uno spicchio di terra grande quanto l'Umbria, poco abitato, lambito dal mare e dotato di un clima straordinario. Un'area incontaminata, ricca di piante e animali che abbraccia coste, macchia mediterranea, pinete, montagne. Un paesaggio da cartolina in una terra ricca di storia. Siamo in Maremma, provincia fertile e solare della Toscana, «l'Andalusia d'Italia» la definisce con orgoglio Giovanni Lamioni, presidente della Camera di Commercio di Grosseto. «La luce è la stessa della regione spagnola, abbiamo anche noi i cavalli (la razza maremmana risale all'epoca etrusca) e un legame con la tradizione molto intenso, i turisti vengono qui perché il posto è un incanto e si mangia bene» confida Lamioni, che è maremmano doc essendo nato a Roccalbegna in provincia di Grosseto.
Cibo di qualità, si diceva. Non a caso per il secondo anno qui si svolge il «Maremma Wine Shire», il salone dei vini di Maremma nei giorni 21, 22, 23 maggio al centro Fiere del Madonnino di Grosseto. Esporranno 160 aziende produttrici, l'ingresso sarà a pagamento per il pubblico e gratuito per gli operatori, a tutti sarà distribuito un bicchiere per le degustazioni con la sacchetta porta-calice. Inoltre è consentita la vendita diretta da parte delle aziende espositrici. «Questa seconda edizione è solo un aspetto del progetto di promozione delle eccellenze del nostro territorio - spiega Lamioni -. La provincia è famosa per i suoi vini, per gli olii, per i salumi e per i formaggi. Perciò a settembre lanceremo la prima edizione di "Maremma Food Shire", dedicata appunto a questi cibi del territorio». In Maremma ci sono ben 11mila imprese agricole, il 30 per cento di quelle presenti in Toscana. «Il nostro intento è portare la Maremma nel mondo e anche il mondo qui da noi - ha annunciato il presidente della Camera di Commercio - L'anno scorso abbiamo avuto 63 ospiti stranieri, acquirenti e giornalisti di settore giunti qui per il salone del vino e che abbiamo poi accompagnato in tour a visitare le bellezze naturali, archeologiche, agroalimentari del nostro territorio. Quest'anno attendiamo quasi duecento ospiti stranieri, su 15mila visitatori del salone».
L'obiettivo è chiaro: creare un «brand Maremma» famoso in tutto il mondo, «siamo stata la prima provincia ad avere un padiglione a Vinitaly» ricorda Lamioni. Se l'anno scorso in autunno la prima edizione del «Maremma Wine Shire» è stata replicata a Milano, quest'anno a novembre il «Maremma Food Shire» verrà riproposto a New York. «I vini sono espressione della natura selvaggia del posto, del lavoro tenace dei suoi abitanti oltre che della luce intensa che caratterizza il paesaggio» precisa Giovanni Lamioni. Al salone se ne potranno assaggiare più di mille. Fiori all'occhiello la D.O.C.G (Morellino di Scansano), i sette D.O.C. (Ansonica Costa dell'Argetario, Bianco di Pitigliano, Capalbio, Montecucco, Monteregio di Massa Marittima, Parrina, Sovana) e due I.G.T. (Maremma Toscana e Toscano o Toscana). «La Maremma è davvero uno dei posti più belli al mondo ma è ancora poco conosciuta, ha diversi pregi. Vanta numerosi borghi medievali nell'entroterra e siti archeologici di rara bellezza. Concludo raccontando un aneddoto: sino a un secolo fa questa era considerata una terra di confine. Lo scrittore Emilio De Marchi nel tratteggiare l'impiegato Demetrio racconta che fu mandato in Maremma per punizione. Era la terra delle tre "p", prima nomina", "pensione" e "punizione". Oggi le "P" sono diventate, "paesaggio", "prodotti" e "passione"».