Un maresciallo dietro gli arresti Per primo sospettò dei Romano

da Erba

Il maresciallo Gallorini lo aveva capito subito che il netturbino e la moglie qualcosa dovevano pure c’entrare con quei quattro morti ammazzati in una notte. La sera dell’11 dicembre aveva sfilato un paio di pantaloni dalla lavatrice del garage lavanderia dei Romano. Poi aveva interrogato Rosa e Olindo più volte, notando che non tutto il racconto filava. E infine aveva controllato i consumi dell’energia elettrica per capire che quella sera quei due non erano usciti di casa alle 7 come volevano fare credere. Perché lui, Luciano Gallorini, 52 anni, comandante della caserma di Erba, Olindo Romano e Rosa Bazzi li conosceva. Erano sempre loro che chiamavano i carabinieri per lamentarsi dai rumori che arrivavano dalla casa di Raffaella Castagna. E lui era arrivato alla corte di via Diaz più di una volta per mettere fine alle liti. Anche se quella notte tutti pensavano che il responsabile della strage fosse Azouz, il maresciallo si era portato avanti. Agli inquilini della palazzina di via Diaz i carabinieri facevano le stesse domande: «Dov’erano Olindo e la moglie quella sera? Li avete visti? Cosa vi hanno raccontato di aver fatto? Vi sembrano strani?».
Quando reggeva l’alibi della pizzeria, Gallorini sapeva la versione del McDonald’s. Il suo obiettivo era catturare gli assassini: per questo ha tenuto la bocca cucita. «Fate i bravi», diceva quando ormai era chiaro che gli indagati erano netturbino e signora e stampa e televisioni stazionavano fuori dal garage lavanderia di Rosa. Pizzetto e sguardo corrucciato quando non vuol parlare, il luogotenente che ha risolto il giallo di Erba sfodera un gran sorriso quando la domanda dei giornalisti si avvicina all’obiettivo. Dieci anni fa, a Erba, era stata trovata una ragazza morta ammazzata, Marisa Fontanella. E ancora una volta a capire che l’assassino poteva essere stato un parente alla lontana era stato lui, il maresciallo Gallorini.