Marfa Jakovlevna

Ne Le sante stolte della chiesa russa (a cura di L. Coco e A. Sivak, Città Nuova) compare Marfa Jakovlevna Sonina. Rimase prestissimo orfana. Poiché i fratelli più grandi e le loro mogli la trattavano da serva, a vent’anni se ne andò e visse ricamando merletti. Lavorava la notte, di giorno visitava i monasteri della sua città, Sudzal. Poi partì per visitare a piedi tutti i luoghi sacri della Russia, dalla Lavra Pecerskaya di Kiev fino alle lontane isole Solovki. Tornò dopo anni e cominciò a fare la «stolta per Cristo». Girava scalza e con una lunga camicia bianca, di solito seguita da un codazzo di ragazzini che la deridevano e a cui lei distribuiva le ciambelle donatele dai bottegai. Ben presto, però, tante persone, anche da altre città, furono attratte dalle sue profezie e dalla sua capacità di consiglio. A chi voleva donarle dei soldi diceva di darli, piuttosto, ai poveri. A un certo punto prese a farsi vedere ogni giorno nel monastero femminile cittadino e ad ammonire le monache con parole che si realizzarono in pieno nel 1769, quando il monastero andò completamente in fiamme. A Marfa portavano anche i bambini malati e lei li guariva con le sue preghiere. Se però qualcuno di metteva a lodarla, ecco che lei cominciava a fare la pazza, agitandosi e pronunciando frasi sconnesse. Un giorno le monache la trovarono distesa per terra. Era molto malata, col corpo coperto di piaghe. La misero in un letto e la curarono. Marfa in quel letto ci rimase per i sette anni che le restavano. Dopo avere annunciato quando sarebbe morta, si spense nel 1803, all’età di ottant’anni.