Margaret, corsa contro il tempo per salvare il Golfo dei Poeti

Ottantacinque tonnellate di greggio rischiano di riversarsi in mare

Alberto Vignali

da La Spezia

Ormai è una corsa contro il tempo quella che gli uomini della Guardia costiera della Spezia e i tecnici del ministero dell’Ambiente stanno compiendo attorno al relitto della Margaret, la nave georgiana affondata nel golfo spezzino dopo essere finita, nel pieno di una tempesta, contro la diga foranea. Una sfida per salvare la costa e il Golfo dei Poeti, compresi i paradisi naturali di Portovenere e del parco nazionale delle Cinque Terre, da un disastro ambientale sconvolgente. All’interno dello scafo che è ancora in balia della risacca tra gli scogli e il fondale basso, ci sono ancora 85mila litri di greggio. Una bomba ecologica, su una nave, si scopre ora, che non aveva neppure la certificazione «Rina»: insomma una carretta del mare. Ieri mattina la chiazza di idrocarburi leggeri proveniente probabilmente dagli scarichi di sentina era aumentata. E se le cisterne versassero in mare quegli 85mila litri di nafta la vita del golfo e la costa del Levante ligure ne risentirebbero per anni. I famosi vivai dei mitili andrebbero in gran parte perduti (sia quelli al centro del golfo che quelli vicino all’isola Palmaria), la diga foranea si trasformerebbe in una spugna nera e il carburante arriverebbe sino alla costa di Lerici e Portovenere. Per non parlare del contraccolpo sulla fauna.
Da ieri ci sono otto mezzi speciali, vedette e decine di esperti sommozzatori della Guardia Costiera e della Marina militare che cercano di intervenire sotto il relitto, per cercare di capire se lo scafo sia ancora integro e se i serbatoi reggano ancora sino al momento in cui verranno iniziate le procedure per recuperare la nafta contenuta nelle cisterne. Due le barriere posizionate in mare, una più interna e una più esterna, per arginare eventuali sversamenti di materiale inquinante. Una corsa contro il tempo, con il moto ondoso ancora forte, con il vento, con le condizioni meteo che non aiutano e con quella risacca che, in ogni momento, potrebbe spezzare in due il cargo. Entro i prossimi due giorni si attende però un intervento risolutore, sperando che il mare consenta di pompare il greggio fuori dalle cisterne. E intanto sono scattate le indagini amministrative per ricostruire la complessa struttura della società armatrice della Margaret. Mentre l’assessore regionale ai porti Luigi Merlo a margine della riunione tenuta stamani in Capitaneria di porto ha polemizzato sulla normativa «poco omogenea». «È necessario che vengano armonizzate le norme europee sul traffico mercantile in mare - ha detto Merlo - e soprattutto deve avviarsi un processo di verifica delle navi che circolano nei mari e delle società che le gestiscono. Troppe volte non si riescono a ricostruire i passaggi documentali e legali tra la proprietà, la società armatrice e quelle di navigazione e troppo spesso armatori senza scrupoli preferiscono perdere una nave, come è successo con il cargo Margaret, piuttosto che investire in sicurezza». Nel passato spezzino c’è già stato un disastro simile, una quindicina d’anni fa quando una bettolina militare, dall’interno dell’arsenale spezzino, subì una falla e riversò in mare un discreto quantitativo di nafta. La scia nera di petrolio invase mezzo golfo, vi furono danni su tutta la linea di costa del Ponente. Ci vollero mesi per riparare ai danni. Se lo ricordano gli abitanti della costa, lo temono questo disastro che oggi sarebbe cento volte più sconvolgente e pesante. Addirittura più grave di quello provocato dall’affondamento della petroliera Haven vicino a Genova. Intanto le autorità marittime hanno aperto anche un’inchiesta per comprendere cosa sia accaduto, perché l’equipaggio non sia riuscito a evitare la collisione con la diga dopo che l’ancora aveva perso la presa. Quasi tutti i tredici naufraghi salvati dai guardacoste, tra cui una donna, sono stati dimessi dagli ospedali. Solo tre di loro restano ricoverati, ma le loro condizioni non sono preoccupanti.