Marghera, morti due operai È rivolta in tutti i porti

Mentre pulivano la stiva di una nave sono rimasti asfissiati: le bombole d'ossigeno erano vuote. E scoppia la protesta in tutta Italia. Il sindacato: "Andare a lavorare è come andare in guerra"

Venezia - C’è questo sole bastardo che, dopo dieci giorni di pioggia assassina, esce fuori e sembra ghignare di fronte a una tragedia inaccettabile. Un sole che sorprende Porto Marghera, dove due operai, Denis Zanon, 39 anni, di Mestre, e Paolo Ferrara, 47 anni, di Brugine (Padova), sono appena morti nella stiva di una nave battente bandiera panamense, mentre cercavano di scaricare gli ultimi rimasugli di un carico di soia.

Una morte così stupida da far venire il sangue agli occhi dalla rabbia ai colleghi che, l’altra notte, poco prima delle tre, si sono sentiti dire dai vigili del fuoco, intervenuti subito dopo l’incidente, che non c’era più niente da fare. E così in tutta Italia è esplosa la protesta, che andrà avanti fino a lunedì. Tutti i porti saranno bloccati per decisione unitaria dei sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti.

Negli ultimi quattro giorni il Veneto ha registrato quattro vittime sul lavoro (ieri anche un commerciante di Padova, la quarta vittima di una giornata nera in Italia). «Non è ammissibile - grida Franca Porto, segretario regionale della Cisl, rimasto tutto il giorno con i compagni di lavoro delle vittime -. Andare a lavorare è come andare in guerra e i colleghi si sono resi conto che poteva toccare a loro. Basta». E mentre la sindacalista parla, tutti i porti d’Italia si bloccano per protesta.

Succede che la nave World Trader, panamense attraccata al molo del Cia (Centro intermodale adriatico), debba essere svuotata. Gran parte del carico, una partita di soia proveniente dal Brasile, è già stato spedito via. Restano gli ultimi rimasugli. Bisogna fare in fretta, il cliente ha i suoi tempi da rispettare. La normativa è chiara e prevede che i carichi di cereali vengano sondati per verificare che i gas antiparassitari usati durante il viaggio siano stati dispersi con un’adeguata aerazione. Servono un paio di giorni, ma se già le operazioni di scarico erano a buon punto, si presume che tutte le verifiche abbiano dato esito negativo.

E, comunque, l’altra notte Paolo Ferrara, sposato, padre di due figli e nonno da un mese, ha azionato il braccio meccanico per smuovere il carico e poi è sceso nella stiva. La norma di sicurezza dice che bisogna prima far calare una sonda per valutare le condizioni degli ambienti: non si può scendere se c’è una percentuale inferiore al 17 per cento di ossigeno. Non si sa bene se l’operazione sia stata fatta, o se invece il lavoro già eseguito in parte nei giorni precedenti abbia indotto l’operaio a soprassedere: tutti dettagli che sono oggetto d’indagine all’interno della nave posta sotto sequestro dalla magistratura. Il fatto è che Ferrara scende nella stiva e, in pochi secondi, sopraffatto dall’anidride carbonica, perde i sensi. «Stiamo valutando se dal carico si siano sprigionati gas tossici - ha spiegato Fabio Dattilo, comandante dei vigili del fuoco di Venezia - o se la tragedia sia stata causata dalla mancanza d’ossigeno».

Visto il malore del collega, l’altro operaio di turno, Denis Zanon, addetto della Nuova compagnia lavoratori portuali, e da un anno e mezzo impiegato in questo tipo di lavoro, non esita ad andare in suo soccorso. Ma la stiva del World Trader è una trappola mortale, e anche lui perde subito i sensi. Un terzo operaio, un romeno di 52 anni, prova a soccorrere i colleghi. A salvarlo, con l’attrezzatura necessaria, è il capitano della nave. Per Zanon e Ferrara è già troppo tardi, anche a causa, pare, di una bombola di ossigeno vuota. La procura di Venezia ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.
L’assassina potrebbe essere stata la pioggia, infiltrata nella stiva e che, a contatto con la soia, avrebbe dato origine a una reazione chimica fatale. Resta da stabilire se gli operai si siano attenuti o meno alle procedure previste o se gli strumenti in dotazione abbiano rilevato dati sballati. I colleghi riuniti a Porto Marghera, lacrime agli occhi, sfogano la rabbia maledicendo questo sole che si è messo a splendere nel giorno sbagliato.