La Margherita: commissariamo Burlando

Paola Setti

Beate certezze, dice Claudio Burlando che «non ci sono problemi di maggioranza sul Terzo Valico». Passano dieci minuti e una parte della maggioranza, il Forum delle sinistre, esce dall'aula per non votare il sì all'opera. Passano altri cinque minuti e i Verdi votano contro. E dopo un'ora ci sono due componenti della Margherita, Rosario Monteleone e Giovanni Paladini, che con unica mossa felina da una parte sconfessano l'operato in materia di infrastrutture del presidente della giunta e dell'assessore ai Trasporti, nonché loro collega di partito, Luigi Merlo, dall'altra spaccano il partito democratico sul nascere, là dove il terzo valico diventa solo il pretesto per annunciare la costituzione di una corrente, chiamatelo «tandem», all'interno del gruppo unico dell'Ulivo in Regione, contro quella parte della Margherita che da tempo accusano di «vendersi ai Ds». Ma andiamo con ordine. Ieri in consiglio regionale il centrodestra ha chiesto a Burlando di fare chiarezza su tre mesi di caos sul Terzo Valico: da agosto, quando il ministro Antonio Di Pietro lo ha definito non prioritario, a novembre, quando Burlando e il premier Romano Prodi si son detti favorevoli all'ingresso degli istituti di credito fra i finanziatori. Accuse e controaccuse, «siete inerti perché non vi interessa fare l'opera» denuncia Plinio, «è il vostro governo che non ha messo i soldi» ribatte Burlando, fino alla definizione di un ordine del giorno bipartisan che segnala, una volta di più, la necessità di considerare l'opera «assoluta priorità» e impegna la giunta a proseguire sulla via degli investitori privati. Al momento del voto il Forum delle sinistre (Prc, Pdci ed ex Ds), esce dall'aula, un modo per restare compatto visto che Pdci ed ex Ds sono a favore dell'opera. I Verdi votano contro. A Burlando resta il sostegno di soli 15 consiglieri su 26 di maggioranza, e l'ordine del giorno viene approvato solo grazie ai voti del centrodestra. Situazione imbarazzante, ma mai come quella che dipingono poco più tardi Monteleone e Paladini, presentando una proposta di legge per la costituzione di un'Agenzia regionale per la Logistica della Liguria che si occupi del «rilancio del Sistema portuale ligure», anche attraverso «iniziative di marketing territoriale per attrarre nuovi traffici», e soprattutto diventi l'unico soggetto di riferimento per la «realizzazione e gestione delle infrastrutture essenziali» alla portualità, compreso il Terzo Valico, anche con la finanza a progetto. Una sorta di commissariamento per Burlando e Merlo, là dove Monteleone e Paladini propongono di affidare all'Agenzia (almeno sei persone tutte pagate, ovvio), i compiti fino a qui svolti da presidente e assessore, segnalando che «se è dal 1890 che l'opera non si riesce a fare significa che abbiamo sbagliato metodo», aggiungendo che «gli operatori che abbiamo consultato condividono il progetto», rimarcando che «l'idea ci è venuta perché il presidente di un istituto bancario ci ha detto che lui è pronto a investire, ma non sa con chi parlare, perché manca un interlocutore». In verità la questione è tutta politica. Monteleone e Paladini, che mai si sono occupati di infrastrutture, improvvisamente lo fanno per lanciare un segnale forte all'Ulivo, e non a caso Merlo fa parte della corrente della Margherita opposta alla loro, quella che fa capo a Massimiliano Costa il vicepresidente della Regione, l'uomo che ha denunciato il tesseramento falso in Liguria, sempre smentito da Monteleone: «Fino a qui siamo stati etichettati come i signori del niente, ora dimostreremo che siamo il tandem delle idee» annunciano. Per questo, presenteranno altre proposte di legge su altri temi. Costituendosi di fatto in corrente a sé nel partito democratico, prima ancora che il partito democratico veda la luce.