Margherita da Cortona fra bellezza e santità

Passioni, gioie, dolori e miracoli della signora di Montepulciano in «Quadro velato» di Curzia Ferrari

Di eccezionale bellezza e consapevole del proprio fascino Margherita da Cortona (1247-1297) a sedici anni scappa di casa per fuggire a Montepulciano con il cavaliere Arsenio Del Pecora. Il padre non la perdonerà mai. Questa volta non si tratta del solito incapricciamento del signorotto per l’avvenente contadinella ma di un amore vero che si concluderà in matrimonio e sarà allietato dalla nascita di un figlio, Jacopo. Ai due innamorati non mancherà nulla per essere felici ma dopo soli otto anni Arsenio - uomo d’arme - verrà ucciso in un’imboscata e la famiglia Del Pecora, che non aveva mai creduto alla validità di quel matrimonio, scaccia Margherita con il suo bambino. Comincia così - per quella giovane che era diventata la signora di Montepulciano - una vita straordinaria che dal postribolo la porterà alla santità.
A questa donna (che prossimamente verrà ricordata in uno sceneggiato televisivo), con la competenza che le è propria Curzia Ferrari ha dedicato, in Quadro velato (Ancora, pagg. 200, euro 15), un’accurata e partecipe biografia. Autrice di biografie che sono state subito tradotte in russo e in altre lingue (Majakovskij e Gorkij) la Ferrari ha indirizzato il suo interesse alle vite di santi come Ignazio di Lojola e Angela Merici. Si tratta sempre, però, come nel caso del luganese vescovo Bacciarini (in attesa di canonizzazione), di personaggi complessi, tormentati da contraddizioni e da forti tensioni interne. Verrebbe quasi da dire che i santi prediletti da Curzia Ferrari sono quelli che definiremmo umani troppo umani, come Margherita da Cortona, talmente eccessiva nelle passioni da attirarsi la diffidenza nonché il sospetto di fanatismo da parte degli stessi religiosi.
Cacciata di casa con un bambino da mantenere, la giovane donna si adatta per qualche tempo a vendere il suo corpo, ma ciò non deprime il suo orgoglio e non cancella la sua ferma decisione di dedicarsi interamente a Gesù. Dopo avere amato il marito di un amore assoluto e carnale amerà Cristo con tutta se stessa e chiederà di essere accolta nell’ordine dei francescani. Troppo bella per non essere considerata oggetto di tentazione, condannata da un passato scandaloso, sospettata di pazzia per l’eccesso delle sue penitenze, non sarà ammessa. Da quel momento farà pubblica ammenda dei suoi peccati, griderà il suo pentimento, si umilierà in pubblico, ma dovrà attendere anni prima di diventare terziaria nell’ordine dei minori, e questo lo dovrà a frate Giunta Bevegnati, suo autorevole confidente e sostenitore, testimone dei suoi miracoli.
Abbandonato in collegio il figlio (memoria vivente del suo passato di moglie-amante) si ridurrà a fare la serva ma otterrà dalle padrone lo spazio per organizzare un piccolo ospedale-ricovero, La Misericordia (ancor oggi operante in Toscana). Dedicherà le sue energie a soccorrere i bisognosi, in particolare le partorienti, ed è proprio durante una nascita che si comincerà a parlare delle sue facoltà taumaturgiche: un neonato, apparentemente morto, si rianima fra le sue braccia. La madre grida al miracolo. Guidata da una fede che diventerà sempre più assoluta, Margherita mortificherà la sua bellezza con abiti cenciosi, rinuncerà al cibo. Morirà a cinquant’anni, già circondata dalla fama di santa e sarà padre Giunta, nella sua Legenda, a tramandarcene le memorie.