La Margherita: «I Ds se la sono cercata»

Francesco Gambaro

Alla fine ha vinto la ragion di stato «perché non si può scegliere tra la Margherita e l'Ulivo». E pazienza se la decisione dell’Assemblea federale della Margherita di presentare, alle prossime elezioni politiche, liste con il proprio simbolo nella parte proporzionale, «ha provocato sconcerto tra i nostri elettori e una profonda lacerazione nel nostro partito» come ammette Luca Parodi, membro del comitato Cittadini della Margherita.
Più duro Massimo Ferrante, esponente dell'esecutivo, che due giorni fa alla riunione dei circoli della Margherita non le ha mandate a dire ai Ds. «Più che chiederci oggi dove va la Margherita - attacca Ferrante - dovremmo domandarci dove vanno l’Unione e il centrosinistra dopo la sberla del referendum». Lo spunto è offerto dalla vittoria schiacciante del partito dell’astensione, al quale aveva aderito la Margherita in disaccordo col resto della coalizione. Difatti. «I Ds hanno voluto aprire una guerra referendaria sostenendo a tutti i costi le tesi del sì. Così hanno messo in crisi alcune componenti del nostro partito». Brusii dalla platea. Ferrante insiste: «Gran parte del centrosinistra esce sconfitta e bastonata dal referendum, e si poteva tranquillamente evitare». Perché - spiega l'esponente dell’esecutivo - «il risultato della consultazione referendaria ha messo ancora più in difficoltà la leadership di Romano Prodi, rafforzando la Casa delle libertà e soprattutto Silvio Berlusconi». Poi aggiunge: «Nessuno vuole una Margherita divisa. I Ds sono spaccati da tempo, ma non si sono divisi».
Altri brusii. Alla fine passa la proposta comune di mettere da parte le incomprensioni e i risentimenti, rilanciando lo spirito unitario e ulivista della Margherita. Quale?

Annunci

Altri articoli