La Margherita: «Opposizione dura ma non ostile»

Galperti (Dl): «Noi siamo un’unione di fatto, loro sono separati in casa». I Ds: «Rattoppo provvisorio»

Gianandrea Zagato

«In Regione non ci sarà un’opposizione pregiudizialmente ostile». Annuncio firmato dalla Margherita, anche se «temiamo che dopo le Politiche la tregua tra Lega e Formigoni terminerà». Considerazione che Guido Galperti, capogruppo regionale, condisce con l’ironia: «Se noi siamo un’unione di fatto, loro sono separati in casa».
Ma nell’Unione non c’è più voglia di sorridere: «Formigoni deve fare un passo indietro» fa sapere Riccardo Sarfatti, coordinatore lombardo del centrosinistra. Sì, per l’imprenditore sconfitto alle ultime Regionali, il Governatore dovrebbe dire «no all’armistizio perché ha diminuito la sua autorevolezza e non riesce neppure a inserirsi nel quadro nazionale». Visione che Carlo Monguzzi dei Verdi fa sapere però di non condividere: «Anche la Lega esce sconfitta. «Gli uomini di Bossi hanno aperto il dibattito sulla crisi morale e ora ne escono ridicolizzati». Come dire: «Sono partiti come Don Chisciotte e sono ritornati come dei quaquaraquà che, ora, parteciperanno alla spartizione delle poltrone della Sanità». Citazioni letterarie a parte, mentre Monguzzi s’immagina Formigoni «sotto tutela di Silvio Berlusconi e di Bossi, con l’Udc e An che hanno dimostrato di essere ininfluenti», il diessino Luciano Pizzetti accusa il governatore «di non aver mostrato coraggio».
«Ha accettato un rinvio e il tirare a campare, sulla base di un contratto notarile dai contenuti inesigibili, in attesa delle Politiche. Un rattoppo provvisorio del centrodestra con la Lombardia sacrificata e scambiata nel gioco di potere e di alleanze dentro il palazzo del centrodestra romano» dice il segretario regionale della Quercia. Che trova sostegno alle sue tesi nel virgolettato del capogruppo di Rifondazione Mario Agostinelli: «Tutto ritorna come prima, con i duellanti inaspettatamente e incredibilmente riappacificati. Ma i cerotti predisposti ad Arcore non rimetteranno in piedi alcunché in grado di affrontare il declino regionale».
Dichiarazioni che riconfermano la cecità del centrosinistra, Rifondazione inclusa, nell’affrontare il dopo-verifica se non lanciando le solite accuse «sull’occupazione di potere nella Regione simbolo della Casa delle Libertà». Unico argomento di conversazione e collante per quelli dell’Unione.