Margherita a pezzi su formazione e cannabis

Dalla chiusura a ogni confronto all’apertura del dialogo. Caso formazione professionale, la tappa è ancora intermedia, ma la speranza è che si avii un percorso di collaborazione. Dice don Alberto Lorenzelli che adesso resterà a guardare, e che solo poi deciderà se deporre le armi o tornare a dare battaglia a Massimiliano Costa, il vicepresidente della Regione che ha riformato il settore beccandosi forti accuse dai salesiani prima e da gran parte del mondo cattolico poi. Ieri c’è stato il sospirato incontro fra i tecnici della Regione e i rappresentanti degli istituti interessati. «Gli articoli del Giornale sono serviti a sensibilizzare l’assessorato sui problemi che abbiamo posto - spiega Mario Lela, presidente del Consiglio enti di ispirazione cristiana e direttore del Cnos -. Adesso partiranno una serie di verifiche per apportare eventuali correttivi. Meglio tardi che mai, ma se a settembre la situazione non sarà cambiata noi non resteremo in silenzio».
C’è il rapporto difficile fra Costa, Margherita, e i suoi elettori cattolici, e ci sono gli screzi all’interno della Margherita stessa. Ieri, per dire, il consigliere regionale Giovanni Paladini e il suo capogruppo Claudio Gustavino si sono presi a male parole sull’opportunità di dare il via alla sperimentazione del Bedrocan, farmaco a base di cannabis. La commissione competente sula questione ha ascoltato esperti e specialisti, e fra i consiglieri è stato subito scompiglio. «Sono stati unanimi nell’esprimere perplessità» tuonavano An e Forza Italia, «falso, si son detti favorevoli alla sperimentazione» replicava furiosa Rifondazione comunista. Fuori dall’aula, Paladini se l’è presa con Gustavino che, nonostante sia il capogruppo della Margherita, ha presentato la proposta Bedrocan insieme a Marco Nesci il capogruppo di Rifondazione.