La Margherita vuole Celentano in gara con Fo

Tutti contro tutti: la scissione romana divide anche a Milano il Nuovo Psi

Buttano il sasso e tirano indietro la mano. «È stato uno scherzo, una boutade». Il consigliere provinciale della Margherita, Roberto Caputo, giustifica l’uscita del vicecapogruppo del suo partito alla Camera, Renzo Lusetti, che vorrebbe Adriano Celentano candidato sindaco del centrosinistra a Milano. «È stata solo una provocazione - sostiene Caputo, che si è già candidato alle primarie dell’Unione -, è un modo per dire che si è pasticciato fin troppo, è ora di ragionare seriamente sui nomi». Scherzosa o no che sia l’ipotesi del Molleggiato a Palazzo Marino, il capodelegazione comunale di Forza Italia Bruno Simini non mette in discussione Celentano, quanto la «debolezza» dello schieramento che, per l’ennesima volta, fa una proposta per affossarla due minuti dopo: «Mi sembra che l’Unione faccia il tiro al piattello, ogni tre giorni lancia un nome e poi si scatena la gara e chi lo butta giù per primo». Dopo la candidatura di Dario Fo, si preannuncerebbero «primarie da avanspettacolo - scherza Simini -: prima l’attore, ora il cantante, attendiamo il prestigiatore».
Intanto, il muro contro muro nel nuovo Psi, dopo la burroscosa conclusione del congresso a Roma, scatena barricate contrapposte anche nel capoluogo. I segretari provinciali dei Ds, Sdi, Radicali e Nuovo Psi ieri hanno stretto un «patto di consultazione permanente, per rendere più forte la presenza delle forze laiche e socialiste nella coalizione di centrosinistra» e sostengono che «dopo la rinuncia di Umberto Veronesi» alla candidatura a sindaco «e le polemiche che l’hanno preceduta, bisogna dare visibilità alle posizioni laiche, socialiste e riformiste». Il segretario lombardo del NPsi, Nuccio Abbondanza, ricorda che «i delegati lombardi presenti a Roma sono stati determinanti per la vittoria della linea politica che ha espresso l’onorevole Vittorio Craxi, e dal punto di vista lombardo e milanese significa l’immediato inizio dei lavori del partito con Sdi e Radicali per la formazione di un’unica lista per le prossime elezioni politiche». Peccato che l’unico consigliere comunale del Nuovo Psi a Palazzo Marino, Riccardo Albertini, ribatta che «a Milano il NPsi è rimasto e rimarrà solo quello di De Michelis, e il tentato golpe di Bobo rischia di azzerare tutto il lavoro fatto in città in vista delle prossime elezioni amministrative. La divisione potrebbe diventare letale per la sopravvivenza del partito».