La Margherita a Zingaretti: «Chiarezza sui programmi»

Prima tutti uniti, almeno in apparenza: «Facciamo il Partito Democratico». Poi un po’ meno: «Il Pd, va bene, ma non si può scegliere dall’alto chi guiderà il nuovo partito a livello locale. Inoltre, chi si candida deve dare risposte certe sul programma». E la sinistra si trova ora davanti a un futuro pieno di incertezze. «La candidatura alla segreteria regionale del Pd di Nicola Zingaretti è sensata e va sostenuta - spiega Lucio D’Ubaldo, assessore capitolino al Personale e membro della direzione nazionale della Margherita -. Ma deve formulare un programma, così come ha fatto Veltroni». L’assessore approfitta dell’assemblea pubblica «Cattolici, democratici, riformatori. È il Tempo Nuovo», che i popolari della Margherita hanno convocato ieri all’hotel Sheraton dell’Eur, per mettere in chiaro la posizione di una parte del suo partito.
Il nome di Nicola Zingaretti, attuale segretario regionale dei Ds, è quello che circola da qualche tempo come candidato al ruolo di segretario regionale del Pd. E da lui ora tutti vogliono risposte sul programma che intende attuare. «O riceveremo risposte in tal senso - afferma durante il convegno il presidente regionale della Margherita, Francesco Scalia - o una nostra candidatura sarà inevitabile». Anche Amedeo Piva, vicecapogruppo dell’Ulivo afferma che «se Zingaretti accetterà l’appoggio della lista Letta lo sosterremo. Altrimenti sono pronto e disponibile candidarmi alla segreteria regionale. E per la mia eventuale candidatura sono già state raccolte duemila firme». Intanto il tempo stringe. Entro domani i nomi dei candidati devono essere ufficializzati. Ma durante l’assemblea, cui hanno partecipato in tanti - dal leader dell’area cattolico-popolare e ministro Giuseppe Fioroni al rutelliano Riccardo Milana, segretario romano dei Dl e possibile candidato alla segreteria romana del Pd -, ieri si è parlato anche di contenuti. Anche perché, sottolinea Scalia, «il problema non è chi è candidato alla guida del partito, ma i contenuti e il profilo che intendiamo dare al partito nel Lazio». Alla fine dell’incontro, si è arrivati a un documento unitario in cui si invita Zingaretti a prendere in mano quella che simbolicamente viene chiamata «bandiera», «raccogliendo la spinta e la fiducia dei cattolici democratici». E lo stesso Fioroni aggiunge: «Zingaretti è un autorevolissimo candidato».
Nodi da sciogliere, insomma, non mancano nella maggioranza, che si deve preparare fin da ora a fare i conti con queste grane, ma anche con altri problemi. «Vogliamo capire che cosa succederà in consiglio comunale dopo la nascita del nuovo partito - continua D’Ubaldo -. Quali saranno gli assetti e gli equilibri che si creeranno. Bisogna evitare che l’esigenza di un inevitabile diverso assetto tra le varie componenti si riduca a una spartizione tra cariche». Ma la sinistra dovrà tenere in considerazione anche altre questioni, come il ruolo dei municipi. «Forse decidere di fare una Consulta dei municipi per riorganizzare entro il 30 settembre tutti i territori in cui governano i minisindaci, non è stata la scelta migliore - continua l’assessore -. Ancora non mi sono stati consegnati i nomi dei 4 o 5 componenti della Consulta, che dovrebbero essere scelti fra i presidenti di municipio. Tutti vogliono essere presenti nella Commissione e nessuno è disposto a fare un passo indietro». Non mancano anche altre difficoltà, come ad esempio capire quali sono le competenze che davvero possono essere delegate ai municipi. «È il Consiglio che deve dare gli indirizzi, non può farlo la giunta - conclude puntualizzando D’Ubaldo -. Sarebbe, quindi, utile che l’Aula fornisse una cornice per il decentramento in modo da recuperare anche un rapporto organico fra tutti i livelli. Se si preferisce saltare il passaggio in Consiglio, come è avvenuto finora, non si va da nessuna parte».