Margini: «Ho perso contro Vincenzi, ma siamo tutti sconfitti»

L’amarezza di Mario: «Sono un militante disciplinato, ma non accetto ordini dall’alto. A Tursi sfida difficile»

Dice: «Non sono un soldato Ryan che deve essere salvato». E infatti subito dopo Mario Margini spara. Lui è lo sconfitto, qui stasera allo Sheraton, all’assemblea congressuale dei 500 delegati Ds che ha acclamato Marta Vincenzi a candidato sindaco. Lo sa e lo scandisce: «Oggi io non mi sento vincitore». Ma alla fine del suo discorso è chiaro che qui hanno perso tutti. Ha perso il partito, che spiazzato al bivio dei «vecchi meccanismi decisionali ormai superati e quelli nuovi non ancora delineati con chiarezza», e cioè l’indicazione da parte del partito da una parte e le primarie dall’altra, ha vissuto non come una ricchezza, ma come una lacerazione il fatto di avere due nomi forti a disposizione. E hanno perso i dirigenti dell’Unione, che, incerti, hanno tenuto «comportamenti oscillanti».
Mesi di incontri, consultazioni, dibattiti, che si son trasformati in un “o di qua o di là” che certo non ha dato una bella immagine della Quercia. Margini cita i casi di due «compagni», quello che gli ha detto «Quando tra due figli puoi premiarne uno solo sei sommerso dall’imbarazzo» e quella che si è lamentata: «Sono lacerata tra il cuore e la ragione». Ecco. Lui ieri ha fatto il passo indietro che Vincenzi non ha voluto fare: «Qui stasera bisogna decidere, possibilmente senza sacrificare né il cuore né la ragione. E questa sera, con il cuore e con la ragione, ho deciso di non proporvi la mia candidatura alla carica di sindaco di Genova». Non è eroismo ma coerenza, rivendica: «Sono un militante disciplinato, ma non accetto ordini dall’alto». E avverte che no, nessuna trattativa segreta su scambi di poltrone si è svolta. Lo aveva lasciato intendere Claudio Burlando il presidente della Regione, prevedendo per Margini un ruolo da super assessore. «Belinate» taglia corto l’interessato: «Se arriveranno proposte le valuterò, e decideremo tutti insieme nella massima trasparenza», e fra le proposte ce n’è già un paio in circolo, a partire dalla presidenza dell’Autorità portuale.
Se la pessima gestione della partita sulla scelta del nome di cui anche il sindaco uscente Giuseppe Pericu s’è detto indignato «andrà affrontata al congresso nazionale a marzo», da qui ad allora c’è una campagna elettorale da affrontare, e sia chiaro che è in salita. Così, l’investitura per SuperMarta magari un po’ freddina ma arriva, «può essere una buona candidata» dice Margini ricordandone il percorso politico e di amministratrice e le doti di «innovazione» e cercando di pacificare gli animi sull’approccio al programma per la città: «Io e Marta siamo diversi, ma è sbagliato pensare che siamo portatori di linee politiche divaricanti». Certo l’eurodeputata dovrà dimostrarsi all’altezza di un percorso tutt’altro che facile. C’è il candidato di Unione a Sinistra Edoardo Sanguineti con cui competere, e sul voto genovese peseranno le «sofferenze di un governo che sconta momenti di frizione con i ceti medi». Ieri, SuperMarta ha un po’ acidamente ringraziato Margini per il passo indietro: «Denota una personalità forte e un’intelligenza politica notevole», e s’è detta «naturalmente pronta a fare il sindaco». La campagna elettorale inizierà al’Epifania, e chissà che non aiuti.