È Maria Antonietta ma sembra Lady D

Tra i film in uscita oggi sugli schermi romani quello di Sofia Coppola intepretato da Kirsten Dunst e dedicato alla regina decapitata dai rivoluzionari

Alessandra Miccinesi

Ritratto pop di una teenager regina. Ci voleva la grazia maldestra di Kirsten Dunst, addomesticata dalla macchina da presa di Sofia Coppola in un trionfo di colori pastello, bustier, crinoline, parrucche, e gioielli per incarnare l’inquietudine di Marie Antoinette: principessa austriaca promessa sposa del Delfino di Francia Luigi XVI (Jason Schwartzman), e impalmata in pieno Settecento per motivi politici. A metà strada tra lo stereotipo e la fiction (la sceneggiatura del film è tratta dal romanzo di Antonia Fraser Marie Antoinettte: The Journey), il profilo della sovrana triste tratteggiato nella «biopic» della Coppola rimanda a un’altra moderna icona regale, Lady D. Inadatta per indole alla vita di corte e accettata con riserva nella decadente Versailles, la regina della Rivoluzione morì ghigliottinata dopo aver rincorso nella sua breve vita un ideale di libertà inconciliabile con il regno (Andromeda, Embassy, Giulio Cesare, Eurcine, Fiamma, Jolly, Maestoso, Warner Parco Medici, e il lunedì in originale all'Alcazar).
Un altro classico letterario riletto in chiave moderna, riproposto questo weekend sul grande schermo, è Quale amore melodramma di Maurizio Sciarra con Vanessa Incontrada e Giorgio Pasotti. Ispirato a La Sonata a Kreutzer di Leone Tolstoi, il film si sviluppa sui flashback del protagonista: un uxoricida che dopo aver scontato la sua pena in carcere racconta a uno sconosciuto (Arnoldo Foà) cosa lo ha spinto a uccidere la moglie pianista (Eden, Quattro Fontane, Eurcine, Jolly, Maestoso, Warner Medici, Ugc Ciné Cité, Cineland). La gelosia, carburante della tragicommedia umana, è il sentimento che anima anche La mia super ex-ragazza di Ivan Reitman, script comico generosamente sopra le righe che impegna la statuaria Uma Thurman nel ruolo di una super eroina isterica perché mollata dal fidanzato «normale» (Luke Wilson) (in 16 sale). Con l’apocalittico I figli degli uomini il cineasta Alfonso Cuàron getta uno sguardo cupo sul domani dell’umanità paventando il rischio estinzione. L’azione del suo giallo futurista si colloca in un 2027 dominato da rigurgiti nazionalisti e problemi ecologici: in una Londra assediata dove non nascono più bambini un dissidente (Clive Owen) e la sua ex compagna (Julianne Moore) tentano di far passare il confine a una donna miracolosamente incinta. Da segnalare, inoltre, il ritorno di Zahng Yimou al cinema intimista. Accantonata l’epica wuxia il regista cinese di Mille miglia lontano prende in prestito un classico della letteratura giapponese, Il romanzo dei tre regni, per narrare con toni sommessi il viaggio di uno straniero nel cuore della Cina. Ne è protagonista il leggendario Ken Takakura, considerato il Clint Eastwood nipponico (Mignon e Roma).