Maria appare in un video: «Non fatemi andare via»

Monica Bottino

da Genova

Ride, scherza, è serena. Alla voce di chi la invoglia a parlare un po’ di sé dice come si chiama, racconta del suo gatto, del canarino giallo e della gioia di stare con «mamma e papà». Ma alla fine gli occhi diventano tristi: «Mamma papà vi voglio bene... non fatemi andare via». Maria in tre minuti. Il tempo di un video consegnato sabato alla Procura di Genova dai legali della famiglia Giusto, Giovanni Ricco e Maurizio Frizzi, allo scopo di mostrare ai magistrati genovesi che la bimba non è stata sequestrata, non è cioè trattenuta in Italia contro la sua volontà. Maria con il vestitino estivo e sullo sfondo un anonimo muro bianco. Forse, per i magistrati che la stanno cercando per riconsegnarla alle autorità bielorusse, le immagini saranno un pugno nello stomaco. A dieci anni si sa ciò che si vuole, anche se la legge non è d’accordo, anche se si parla con la voce un po’ troppo infantile perché si desidera ricevere quel calore di mamma e papà che non si è mai avuto. Fino ad oggi. «Non volevamo che si sapesse del video - spiegano Alessandro e Chiara Giusto -, lo abbiamo consegnato su consiglio dei legali perché ci faceva male tra le tante cose, il fatto che si pensasse che avevamo manovrato la bambina, o che potesse stare male».
Solo un brano del video è stato diffuso ieri sera sul Tg5, nell’edizione delle 20, provocando la reazione dell’avvocato dell’Ambasciatore bielorusso («Sono esterrefatto»). È un fermo immagine con una parte di audio in italiano. Il resto è per i giudici. Le ragioni della legge e quelle del cuore diventano sempre più ingarbugliate. Da una parte c’è la violenza e il terrore vissuti da Maria che a dieci anni ha già sofferto troppo. Dall’altra gli altri bambini bloccati in Bielorussia dal governo, piccoli che non possono più venire in Italia. Bambini contro, ma per colpa dei grandi.
E ieri il comando provinciale dell’Arma dei carabinieri ha chiesto l’intervento degli esperti del Ros, che per cercare il luogo dove si trova la bambina, ha avviato indagini con «investigatori specializzati e mezzi tecnici». Ieri mattina si è tenuta una riunione tra il comandante territoriale e il comandante del Ros, anche se, come spiegano i vertici dei carabinieri «il tipo di reato, sottrazione di minore, non presuppone che vengano usati strumenti come intercettazioni telefoniche o ambientali».
Mentre si attende per giovedì la decisione della Corte di Appello, il Comitato della Tutela dei minori stranieri presso il ministero della Solidarietà Sociale che si è riunito ieri ha stabilito «il rimpatrio immediato». Restano quindi inascoltati, per il momento, gli unici pareri tecnici possibili: quelli dei medici che hanno visitato la bimba, e degli psichiatri che hanno studiato il suo caso: «La bimba bielorussa, nascosta a Genova dai genitori affidatari, non può tornare nell’inferno che ha lasciato venendo in Italia», è l’appello lanciato ieri (l’ultimo dei tanti) da Marco Cannavicci, psichiatra e criminologo, esperto del fenomeno delle adozioni di bimbi dei Paesi dell'Est. «Il problema degli abusi è venuto fuori perché la bambina l'ha fatto venir fuori. In questi casi non si può non intervenire. Si tratta di traumi continuati, che sono rimasti impressi nella memoria di Maria. Rimetterla dentro quell'inferno significava rispedirla incontro al mondo dell'orrore che è stata la sua vita negli istituti. La salute di questa bambina non interessa a nessuno. Interessa piuttosto far bella figura con una nazione straniera, come la Bielorussia».
«C'è un traffico delle adozioni nei Paesi dell'Est che è una cosa nascosta», sostiene il criminologo sulla base della sua esperienza, di «conoscenze acquisite quando si è trattato di curare bambini che hanno assistito a scene crudeli. In questi casi il recupero è lento, graduale, fatto di affettività». «Quando vengono in Italia - afferma Cannavicci - l'unica cosa che chiedono è di essere tenuti in braccio per ore. Regrediscono a livello di neonati nei primi sei mesi di vita. Il tatto in quelle fasi, l'essere abbracciati, accarezzati, cullati amorevolmente è fondamentale per la crescita psicoaffettiva ma anche per quella cognitiva. Molti di loro parlano poco è vero, hanno disturbi nel parlare. Perché nessuno gli ha mai parlato».