Maria Eva Noiszewska e Maria Marta Wolowska

Si tratta di due Suore dell’Immacolata Concezione, polacche, della comunità di Slonim. La Noiszewska aveva cinquantasette anni ed era medico nonché direttrice della scuola che le religiose tenevano a Slonim. La Wolowska, di sei anni più anziana, era la superiora della comunità. Furono arrestate dalla polizia nazista nel 1942, portate fuori città e fucilate. Anche queste due martiri fanno parte del gruppo di centootto polacchi trucidati dai nazisti e beatificati nel 1999. Purtroppo, quando si tratta di compagini così numerose, nei repertori si è necessariamente piuttosto avari di dettagli e non di rado (come in questo caso) ci si deve accontentare del nudo elenco: nome, data di nascita, attività, diocesi o - se del caso - ordine di appartenenza, data dell’arresto, anno e causa di morte. Così, tutto rischia di finire nell’immane mucchio degli ammazzati di questa o quella guerra, di questa o quella persecuzione. Diceva Stalin, che se ne intendeva: «La morte di un uomo è una tragedia, la morte di migliaia una statistica». Ed è per questo, infatti, che ci inteneriamo fino alle lacrime per un bimbo caduto in un pozzo o seguiamo per anni la vicenda giudiziaria di un altro ucciso non si sa da chi, per poi semplicemente degnare di un’occhiata distratta il breve trafiletto che i giornali dedicano alla solita ecatombe in Africa o in Bangladesh. È la civiltà mediatica, ragazzo: quel che non viene inquadrato dal riflettore non esiste. Chissà, dunque, perché la Gestapo ha fatto fuori quelle due suore polacche nel 1942. Mah, forse solo perché erano suore.