Maria Grazia Barile, la voce che incanta e fa innamorare

Dicono sia la voce più gradita da allenatori e giocatori. E che di quella voce si innamorino intensamente. È Maria Grazia Barile, regina delle radiocronache calcistiche, che giorni fa ha preso il Premio quale «miglior giornalista sportivo dell’anno». E finalmente, come si meritava da anni, è salita alla ribalta della notorietà. Ha scritto un critico su una rivista intellettualmente impegnata: «La sua voce ti incanta, e dopo pochi secondi capisci che non poteva fare niente altro se non la giornalista». Chi scrive la conosce bene: proprio con lui tenne a battesimo Primocanale, ma prima debuttò in Radio Genova Sound per poi approdare a Radio Babboleo. Una carriera di primissimo ordine: per vent’anni, ha vissuto anche l’avventura televisiva con Telenord, completando il ciclo dei momenti più significativi della comunicazione. Il calcio è stato il suo grande amore: la Maria Grazia dei vent’anni pochi la ricordano, aveva un pallino, la recitazione, e voleva iscriversi all’Accademia d’Arte drammatica, perché si sentiva attrice, donna da palcoscenico, insomma predisposizione assoluta all’essere al centro della scena. E in questo «centro» c’è stata e c’è ancora, versatile, attenta, preparata, ma anche aggressiva, invadente (ad alcuni anche un po’ antipatica), ma professionalmente ineccepibile. Già nel 1986 viene riconosciuta come la prima radiocronista d’Italia con Radio Babboleo. Che sia una «primadonna» lo dicono tutti: già in tv quando iniziò a presentare i «talk show» di Primocanale, la conduzione «doppia» (con un partner) le stava stretta e decise di andarsene per vivere la piena autonomia. Perché la Barile è soprattutto un «cane sciolto» (di razza ovviamente) che una volta scelta una strada la percorre tutta, senza ma e senza se. È anche «primadonna» in cucina (almeno così dice chi la conosce fra le mura domestiche), e una buona forchetta. Da ragazzina, un po’ spregiudicatamente, suonava la chitarra e faceva innamorare di sé i giovani «play boy» anni Ottanta. I suoi vent’anni erano pieni di corteggiatori, lei era bella e inquietante. Come ora quando racconta le gesta (si fa per dire) di Palombo e di Pratto il cammello. Oggi è padrona assoluta del piccolo schermo e riesce anche a rendere simpatici i suoi ospiti come tal Gambaro, ad apprezzare la calma salottiera di Onofri, il rombante linguaggio di Sessarego. A coordinare questo po’ po’ di band, le basta un gesto, un «alt», uno «stop», insomma quel carisma che pochi conduttori posseggono. Quasi vent’anni fa poteva andare in Rai, il contratto già firmato, ma questioni familiari la fecero fermare. Meglio così: là non avrebbe mai ottenuto il riconoscimento di «miglior giornalista dell’anno». Da quelle parti si sentono già tutti «migliori»...