Maria Guida, la paesaggista che amava la lirica

Maria Brunelli Bonetti o meglio Maria Guida, per citare il suo nome da nubile da lei rivendicato con orgoglio ogni volta che esponeva i suoi bellissimi quadri nelle gallerie milanesi, elvetiche e parigine, è scomparsa domenica dopo una lunga malattia. Un triste stillicidio che tuttavia non aveva spento ma semmai incentivato la sua inesauribile creatività. Perché Maria, nata a Rivarolo del Re tra i verdi campi lombardi da lei tanto amati e tanto spesso presenti nella sua pittura, era una delle poche persone che non si concedono mai una tregua. Dotata di una bellissima voce di soprano che sfruttò solo in rare occasioni (negli anni trenta non era concepibile che una signorina di buona famiglia calcasse le scene), la ragazza Guida scoprì prestissimo l'incanto del paesaggio e la grazia, tra ironica e toccante, che racchiude ogni sguardo umano. Prima di approdare allo studio sistematico degli amati impressionisti francesi dei quali si può dire sia stata l'ultima incantevole figlia d'arte. Da quando nelle sue tele, trionfalmente presentate al Petit Palais della Ville Lumière, amici ed estimatori del suo talento scoprirono sugli sfondi di Place du Tertre o di Place des Vosges l'immagine dei comici della nostra Commedia dell'Arte. Perché Maria Guida, da sempre appassionata frequentatrice del teatro e non solo dell'Opera, è stata tra i colleghi l'unica milanese d'adozione a coniugare in quei suoi luminosi en plein air che a volte citavano con un tocco d' affettuosa irriverenza il mondo delle Feste Galanti di Watteau, i divertissement del popolo parigino al frenetico andirivieni delle nostre maschere più celebri. Quanti Arlecchini innamorati, quanti candidi ed esangui Pulcinella ed amabili Colombine color del cielo ci hanno a lungo salutati nell'esaltazione dei suoi colori squillanti! Seducendo persino un artista del calibro di Roland Petit per un suo straordinario éssai di danza. Ma il profilo di quest'artista malinconica e struggente sarebbe incompleto se non ci soffermassimo per un attimo sulla sua passione per le immagini e le figure dell' infanzia. Delineate, come in un Libro d'Ore, con una tenerezza non esente da un ironico sorriso quando fissava per sempre sulla tela i suoi piccoli amici assorti a contemplare golosi la vetrina di una pasticceria nel Quartiere Latino o a mimare uno sfrenato minuetto tra gli alberi d'alto fusto che nascondevano a tratti la severa facciata di una villa patrizia. Erano questi infatti i soggetti da cui trapelava intero il suo carattere di padrona di casa amabile e intelligente con un piede nel passato e il resto del corpo tutto proteso verso il futuro. Sempre alla ricerca di un segno che significasse non la speranza ma la promessa di una certezza in un avvenire radioso illuminato dalla musica e dalla poesia. Addio, cara Maria.