Maria di Magdala secondo Reim

Non è la Maddalena dei Vangeli. Non è la Maddalena della tradizione medievale e delle sacre rappresentazioni più tarde (basti citare la secentesca «Maddalena lasciva e penitente» di Giovan Battista Andreini). E non è neppure la Maddalena del tanto vituperato «Codice da Vinci» di Dan Brown. La donna pietosa e umana che Riccardo Reim descrive nel suo «Maria di Magdala o il Sacro Graal» - in scena al Quirino nella mise en espace curata da Guglielmo Guidi solo domani sera - coagula in sé tanti spunti, testimonianze, suggestioni, informazioni, aspetti diversi. L’autore romano la fotografa mentre dialoga con l’angelo custode del sepolcro di Cristo; mentre la sua pietà di donna diventa necessità di fare domande, bisogno di sapere, di riconoscere a se stessa un ruolo e un’identità. Ecco giustificato, dunque, il lungo sottotitolo del lavoro: «Contrasto in laude con angelo di seconda classe». Ed ecco teatralizzata una materia spinosa ma affascinante che spetta a Marta Bifano e Luca Capuano restituire attraverso la vitale fisicità della scena. Insinuando persino il dubbio (complici i numerosi riferimenti iconografici impiegati) che in fondo si tratti «solo» di due statue.