«Maria, un mito senza tempo»

«Sul palco sprigionava eleganza, bellezza, bravura e inventiva»

Cristina Gastel è la nipote di Luchino Visconti. Figlia di Donna Ida, una delle tre sorelle del regista, sposata all'industriale Giuseppe Gastel. Figura appartata e discreta ha scritto uno dei primi libri su Maria Callas.
Quali sono i primi ricordi di Maria ?
«Ero una ragazzina e non posso scindere il nome Callas da quello dello zio, Luchino Visconti anche se, quando cominciò il loro sodalizio, Maria era già la Callas . Lo testimonia la folle ammirazione dello zio Luchino, che dopo averla ascoltata nel 1949 a Roma, cominciò, ancor prima di conoscerla, a riempirle il camerino di immense corbeille di rose e gardenie. Nonostante che lo zio fosse occupatissimo, non mancava mai alle recite di Maria e le faceva continuamente sapere che avrebbe desiderato incontrarla.Non so con precisione cosa si dissero, ma l'incontro avvenne ed il risultato fu il primo lavoro compiuto assieme: “La Vestale“ di Spontini alla Scala. Fu quella sera che io, sopraffatta dall'emozione, conobbi Maria. Fu zio Luchino che me la presentò. Fu l'inizio di una lunga amicizia fra di noi. Amicizia che continua ad essere un riferimento sicuro di pensiero. Maria ancor prima dell'approdo alla Scala, era già grande, ma aveva anche tanti detrattori, tanti nemici».
Che effetti ebbe la loro amicizia?
«Luchino Visconti plasmò in lei l'attrice, ripensando a Sarah Bernhardt e a Eleonora Duse, aiutandola, a crescere nell'arte drammatica. Conquistando la fiducia di Maria - cosa non facile - Visconti riuscì a infonderle sicurezza, con le rivoluzionarie e fantastiche regie, che lui creò per lei come "Sonnambula", dove il suo gusto del bello esplose, e più ancora in "Traviata", realizzazione che provocò uno scandalo per la sua veridicità e il suo appassionato realismo. Questa regia e l'interpretazione di Maria, turbarono e commossero molti spettatori. Visconti era riuscito a creare attorno a lei uno spazio misterioso e intoccabile, una specie d'aura, sollevandola su un piedestallo da cui Maria non sarebbe scesa mai più: "Divina" perché simile a una dea. Una posizione che Maria seppe mantenere, seppur con fatica ma con purissima coscienza d'artista senza compromessi, con lo studio e la ricerca, con il pensiero sempre rivolto alla musica, al compositore, al suo messaggio che era sempre un messaggio umanissimo».
Ha assistito a delle prove?
«Certamente, ma devo premettere che l'intesa di lavoro fra loro divenne perfetta poiché, per entrambi, il teatro era un mondo da vivere e non da fingere. Un mondo da respirare e non da rappresentare. Personalmente, ebbi il privilegio di assistere alle prove di parecchie opere alla Scala nel '57 e '58. Rammento i ritmi perfetti, la serietà, ma anche la felicità, la febbre di bellezza che Maria, plasmata da zio Luchino, irradiava sul palcoscenico. Io cercavo disperatamente di capire che cosa mi affascinava tanto, cosa mi arrivava da quell'incantesimo. Quello che lo zio e Maria sprigionavano era fascino vero e proprio: eleganza, bellezza, bravura e inventiva. Quello che avveniva sul palco, era preparato con cura, meticolosità: era destinato a diventare oggetto di un magico dialogo tra gli artisti ed il mondo intero. Uno scambio d'amore e di bellezza».
Per concludere?
«I ragazzi di oggi riescono a capire il fenomeno Callas attraverso il computer, dopo aver ascoltato la voce o qualche brandello in video delle sue ultime apparizioni in scena. Su internet ne parlano entusiasti, senza aver letto pettegolezzi né averla conosciuta ed è questo che conta perché i fatti e i pensieri della sua vita sono scomparsi con lei».
Come pensa che i giovino ricordino l’immortale figura della Callas?
«I giovani di oggi, che pur sembrano vivere con difficoltà col mondo che li circonda, si scambiano su internet il loro entusiasmo per "Callas - mostro mediatico", il loro parere, il loro genuino "amore", per quella voce che ha segnato un’epoca, che, come ha scritto Pier Paolo Pasolini, “ha il passo impetuoso di un vento che si alza..." Maria Callas, anche se non ce ne accorgiamo, è entrata a far parte di tutti noi oltre che con la sua voce, con la sua anima e la sua generosa umanità. Da questo possiamo capire quanto grande sia stata l'eredità artistica lasciata da Maria Callas».
Un mito senza tempo?
«Maria Callas, oggi, in tutto il mondo è celebrata e ricordata e continua a destare emozione e amore anche in chi non l'ha vista sul palcoscenico. Il potere e il valore del suo percorso artistico e dei suoi risultati - ottenuti con anni e anni di fatica, a volte insostenibile -, si rivelano ancora oggi in espansione, come le radici di una pianta miracolosa, che continua a rifiorire e dare frutti».