Maria, non ti lasceremo sola

(...) sentito dire da qualcuno che la battaglia de il Giornale è stata condotta soltanto perché la mamma di Maria di cognome fa Bornacin. Come Giorgio Bornacin, deputato ligure di An, cugino, sì, della donna. Noi affermiamo con tutta la forza possibile che la battaglia per affermare il diritto della bambina a essere tutelata è una battaglia di principio. L’avremmo difesa anche se la mamma avesse fatto di cognome Fassino, D’Alema o Bertinotti. E comunque come la mettiamo con il fatto che il presidente di An, Gianfranco Fini, ha detto che Maria doveva solo essere restituita e che la famiglia non merita una parola di comprensione? Ma ci viene un dubbio terribile, allora. Questi nostri accusatori l’avrebbero trattata meglio in base a un diverso cognome?
Bisogna adesso rispondere anche a tutti quelli che, in questo delicatissimo caso, hanno solo invocato il ripristino della legalità: «Non si può sottrarre un bambino al suo Paese», hanno detto. Bene. Peccato che non siamo noi ma è Simonetta Matone, pm del Tribunale dei Minori di Roma a dire che «bisogna finirla - in tempi di Europa Unita - di pensare che un cittadino appartiene allo Stato». Non siamo comunque i soli a pensare che se una legge è ingiusta va cambiata. Infine rispondiamo a tutti quelli che hanno espresso opinioni senza conoscere davvero i fatti. A quelli che hanno messo in dubbio la veridicità delle violenze sessuali su Maria, come se i Giusto se le fossero inventate o la bambina avesse una fantasia galoppante: basterebbe pubblicare le terribili perizie dei medici del Gaslini e del Galliera e le testimonianze delle assistenti sociali del Comune di Cogoleto. Basterebbe leggere le perizie firmate dalle dottoresse che adesso sono in Bielorussia e che parlano di «traumi irreversibili se la bambina sarà rimpatriata contro la sua volontà». Salvo poi rimpatriarla.
Abbiamo sentito dire che i Giusto volevano forzare la mano per ottenere un’adozione per le vie brevi. Guardateli, hanno entrambi trent’anni e possono avere tutti i figli che vogliono. Ma se ne guardano bene, adesso, perché è stato loro detto che in Bielorussia vedono di mal’occhio una coppia che ha figli naturali più piccoli di quelli che si chiede di adottare.
Ci hanno anche accusato perché difendendo il diritto di Maria di essere ascoltata (lo dice, peraltro, anche la Convenzione dell’Onu che i bambini devono essere sentiti nelle decisioni che li riguardano) e di non tornare dove non voleva tornare, abbiamo penalizzato gli altri trentamila bambini che - per ritorsione del governo bielorusso - non verranno più in Italia. Risparmiamo ai lettori il nostro pensiero su chi (governi o famiglie) usa i bambini come termini di scambio. La battaglia per Maria è la battaglia per tutti i bambini del mondo che hanno il diritto sacrosanto a non essere violentati, ad essere ascoltati, ad avere una famiglia che li ama. A non essere soli.
Maria, non ti lasceremo sola. E ci batteremo perché la tua volontà di essere amata vinca sull’egoismo di chi nemmeno ti ha mai chiesto come stai.