Maria di Oignies

Olandese di Nivelles nel Brabante, si mostrò subito una bambina diversa dalle altre, tanto da impensierire i suoi ricchi genitori. Non giocava mai, era sempre seria, non aveva alcuna vanità femminile e, anzi, detestava la moda. Si era nel XII secolo e, appena raggiunse i quattordici anni, per levarle i grilli monastici dalla testa i suoi la costrinsero a sposare un ottimo partito. Ma avevano fatto i conti senza la tenacia di Maria, la quale riuscì a convincere lo sposino, bravissimo giovine, addirittura a trasformare la loro casa in un lebbrosario. I due colombi, per giunta, non solo accudivano personalmente i malati ma a un certo punto donarono i loro beni ai poveri e vissero di elemosine. Lo sconcerto dei parenti, di fronte alla loro determinazione si tramutò in emarginazione e derisione. Ma quelli tirarono dritto per la strada che avevano scelto. Maria aveva quel che i mistici chiamano “dono delle lacrime”: il pianto durante la meditazione della Passione di Cristo o della bontà “nascosta” di Dio. Non di rado passava la notte davanti all’Eucarestia. Naturalmente, dietro alla sua porta ben presto si formò la fila di quelli che venivano a chiedere consiglio, preghiere, profezie. Qualche anno prima della morte Maria, col consenso del marito, si chiuse in una cella del monastero agostiniano di Oignies, assistita dal suo confessore, Jacques de Vitry (che poi sarebbe diventato cardinale e avrebbe scritto la biografia della sua maestra spirituale). Era lui a trasmettere ai suoi numerosi devoti e discepoli la parola di Maria. Quest’ultima morì, verso i trentotto anni, nel 1213.

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