Maria Ravasin: "Da 10 anni con la Sla. Ora il mio Paolo è stanco di soffrire"

Paolo Ravasin era un ragazzo pieno di vita. Una moglie, due figli, una vita felice. Amava il suo lavoro, manuale, creativo. Faceva il falegname. E amava il calcio. «Quando aveva tre anni, correva con il pallone ai piedi e si infilava tra le gambe dei fratelli più grandi, era una roccia» ricorda la sua mamma, Maria, con la voce rotta dall’emozione.
E ora signora, dov’è Paolo?
«Bloccato in un letto di ospedale, ha la Sla, una malattia che non perdona. Gliel’hanno scoperta dopo un anno di esami e analisi».
Da quanto tempo è malato?
«Da dieci anni. Ora ha 48 anni e ha cominciato a stare male quando ne aveva solo 38, dopo la nascita di sua figlia. Accusava dei mal di schiena. E lentamente ha cominciato a paralizzarsi. Da quattro anni non si alza dal letto. Ora non muove né le gambe né le braccia. Parla soltanto perché lo aiuta una macchina. È diventato rigido come un tronco».
E cosa le dice quando va a trovarlo?
«Mi sorride, mi dice: "Siediti mamma". È così tranquillo. Lui sa tutto, conosce il decorso della malattia e sa cosa l’aspetta. Ma per me è sempre molto doloroso vederlo in quello stato. Nonostante lui comunichi serenità. C’è una maestra che lo va a trovare e dice che quando torna a casa si sente felice».
Però ha deciso di morire.
«È stanco di vivere. Ed è stanco di vedere soffrire tutte le persone che ama. I suoi fratelli, sua moglie, i suoi figli che vanno a trovarlo tutte le settimane e gli stanno vicino. Il grande soffre molto, è stato bocciato per lo choc».
Così, per evitare che tutti soffrano, ha scritto il suo testamento biologico.
«Sì, ha fatto testamento biologico circa due mesi fa».
E cosa ha scritto?
«Io non voglio saperlo con precisione. Però il medico mi ha spiegato che meglio di così non poteva fare».
Cioè?
«Ha detto che se peggiora, se perde conoscenza, non vuole essere curato, vuole che gli si stacchi la spina».
E lei è d’accordo?
«Io sono vecchia, non posso intromettermi, spero solo che il Signore lo chiami prima, senza dover fare queste scelte difficili e dolorose».
E i fratelli, la moglie come la pensano?
«I suoi fratelli, quattro maschi, hanno firmato anche loro le sue volontà che rispettano profondamente. La moglie, no, non vuole firmare, non si vuole arrendere».
Non abbandona la speranza?
«Non si tratta di speranza. Questa malattia non perdona, è lenta ma inesorabile. E lui ha un cuore forte, farà fatica a morire e quindi dovrà soffrire molto».
Lei prega, signora Maria?
«Ogni giorno e ogni volta che sono accanto a Paolo. Anche il vescovo di Treviso va spesso a trovarlo. Bisognerebbe vivere queste situazioni per capire cosa si prova».
Vorrà sapere quando staccheranno la spina?
«No, non lo vorrò sapere se sono ancora al mondo».
Cosa ne pensa del caso di Eluana?
«Dico solo che per un genitore è doloroso decidere una cosa del genere. Ma anche vedere soffrire un figlio lo è. E quindi ognuno deve ascoltare la propria coscienza».