Maria, la svolta dei bielorussi «Forse potrete incontrarla»

Il legale di Minsk alla famiglia italiana: «Abbiamo chiesto un parere agli psicologi, a giorni la risposta»

Monica Bottino

da Genova

«Ha pianto tanto, chiedeva della mamma... diceva: “perché... perché non mi fanno andare dalla mia mamma...”». Non era proprio sola Maria nell’istituto di Quinto, con lei c’erano altri bimbi che l’hanno sentita singhiozzare forte in quelle due notti che la piccola bielorussa ha passato a Genova. Bambini come lei che poi quella disperazione l’hanno raccontata. E anche adesso che si trova nel centro riabilitativo «Casa del Bambino» di Bobruisk, a due ore da Minsk, Maria chiede della sua «mamma» e del suo «papà». Ma cosa le dicono le psicologhe italiane per rincuorarla? «Sì, è probabile che chieda della famiglia Giusto - si sbilancia l’avvocato Diego Perugini legale dell’ambasciatore bielorusso Alexey Skripko -, ma sono certo che le dottoresse che l’hanno accompagnata in patria sapranno darle tutte le rassicurazioni». Sul fatto che li rivedrà o sul fatto che non li rivedrà? «Non siamo in grado di dirlo adesso. Adesso lei è con altri bambini e sta seguendo lezioni con un maestro perché ha perso un mese di scuola. Comunque alla bambina non abbiamo nascosto niente - spiega il legale - alla piccolina è stato spiegato che la situazione è difficile... ».
Difficile ma, forse, non impossibile. Ieri l’avvocato Perugini ha chiesto all’équipe medica che sta verificando le condizioni della bambina di decidere se per Maria ci sia o meno la possibilità di vedere i genitori e in quali tempi. «Ho chiesto che mi si dica se i medici, e tra loro ci sono le dottoresse Laura Battaglia e Antonietta Simi, ritengono compatibile con l’iter terapeutico che la bimba incontri i Giusto. Spero che mi rispondano presto». Le aperture - a parole fino ad oggi - da parte bielorussa sembrano esserci. E i Giusto vogliono collaborare. L’altra sera Chiara Bornacin ha aperto il proprio cuore davanti alle telecamere di Porta a Porta e ha chiesto scusa al popolo bielorusso per aver nascosto Maria. «Se abbiamo sbagliato chiediamo scusa - ha detto davanti all’ambasciatore Skripko -, ma siamo stati lasciati soli e disperati». E, a mente fredda, ieri, ha aggiunto: «Dai bielorussi non ci aspettavamo un comportamento diverso... noi ci sentiamo invece abbandonati dal nostro Paese, dalle autorità italiane, perché è l’Italia che non ha difeso la bambina». Le scuse, però, non sono piaciute all’avvocato della famiglia Giusto, Giovanni Ricco, che ha ribattuto, «a titolo personale e pronto a rinunciare al mandato visto che i miei clienti mi paiono orientati ad assumersi ogni colpa pur di non irritare l’interlocutore» che «l’ambasciatore di fronte alla pronuncia di due tribunali dei minori, Torino e Genova, che trattenevano due bimbi in Italia per accertamenti, invece di proporre un regolare appello non ha trovato di meglio che chiedere al governo di intervenire, salvo minacciare il blocco delle vacanze terapeutiche, come si legge nelle lettere intercorse tra il ministero e la magistratura genovese. E ha dettato un ultimatum, quello dell’8 settembre». Ribatte Chiara Bornacin: «Io ho parlato da mamma, il nostro avvocato ha fatto giustamente il suo lavoro».
Ma adesso che la Bielorussia del presidente Lukashenko sembra aver ottenuto tutto quello che voleva dall’Italia, si attende dal governo di Minsk qualcosa di più concreto delle parole calmierate dell’ambasciatore. A chiederlo non sono le autorità italiane - che volevano la legalità e si sono accontentate di un blitz -, ma le famiglie italiane che ieri più che mai si sono strette intorno ai Giusto, facendo a gara tra Roma (dove è stata registrata la puntata di Porta a Porta) e Genova per stringere loro le mani e invitarli a «non mollare».
L’apertura di Minsk è annunciata anche dal segretario generale della Croce Rossa bielorussa, Pavel Kokhovetz, in una lettera inviata al presidente della Croce Rossa Italiana, Massimo Barra. La Cri, infatti, si era rivolta alla Federazione Internazionale e alla Croce Rossa bielorussa chiedendo di sostenere con la propria azione il caso di Maria. «La Croce Rossa Bielorussa - scrive Pavel Kokhovetz - è pronta a fornire assistenza nella soluzione del caso della giovane Victoria, che ha toccato l'opinione pubblica dei nostri due Paesi. Siamo stati informati che le autorità bielorusse non si oppongono alla adozione della giovane da parte della famiglia italiana».