Mariah Carey: «Vedrete che mi giocherò l’Oscar»

CapriCapricciosa e ritardataria. Ma in fondo simpatica. Mariah Carey, la donna da 160 milioni di copie vendute, fa partire da Capri Hollywood la sua candidatura agli Oscar. Nulla di deciso per carità, visto che le nomination sono previste tra qualche settimana. Ma negli ambienti del cinema americano danno la quarantenne cantante in corsa come miglior attrice non protagonista per il film di Lee Daniels Precious. La Carey stessa ne è convinta: «Qualcosa mi dice che questo gioiello cinematografico conquisterà il cuore dei membri dell’Academy», spiega. Precious, dunque. Un grande film, che ha già vinto tre premi al Sundance Film festival, con una grande attrice, la giovane esordiente afro americana Gaborey Sibide. In Precious, ambientato nel ghetto nero di Harlem alla fine degli anni 80, interpreta un’assistente sociale che cerca di togliere dalla fogna della vita una sedicenne violentata dal padre e maltratatta da una madre che «esce di casa solo per giocare al lotto». Ma alla fine, grazie allo studio e all’amore per i due figli avuti dal padre dopo i ripetuti stupri, riuscirà, forse, ad uscire dal buco nero in cui si era involontariamente cacciata: «L’assistente sociale che interpreto - dice la Carey - è una donna stanca, spezzata, sbiadita. Vorrebbe fare molto per le tante persone che vanno da lei a chiedere una mano ma sente di non avere più sprint per il proprio lavoro». La Carey, la piccola ma incisiva parte che il regista le ha affidato, l’ha interpretata con impegno: «Prima di farmi leggere il copione Lee Daniels mi ha detto: “Ti renderò cosi brutta, sciatta e senza trucco che nemmeno tua madre ti riconoscerà”. Ho accettato e poi mi sono messa a studiare per giorni». La verità? La Carey ha più appeal nella semplicità del look minimalista del film, che dal vivo. A Capri l’abbiamo vista truccatissima e vestita con una camicia azzurra e pantaloni marroni: un insulto all'eleganza. Che sia insomma quella vista in Precious, affascinante e con le occhiaie, la vera Carey? «Potrebbe anche essere - spiega lei con un sorriso -. Io mi sono calata nella parte con la convinzione che si può essere star e interpretare ruoli dimessi, senza doversi snaturare. Del resto ho molte facce e il mio è un carattere complesso». Per il futuro, oltre l’uscita di un cd per gennaio, alla Carey non dispiacerebbe continuare nella recitazione: «Sono anni che ci penso», dice. «Già in passato mi sarebbe piaciuto iniziare dalle produzioni indipendenti. Ma non abbandonerò la musica».