Mariangela balla da sola: «Mi do in pasto alla platea»

Una vita spesa per il teatro, sola sulla scena e davanti al pubblico, vagando di ruolo in ruolo, da Madre Coraggio a Medea ad Anna dei miracoli. Mille donne alle quali ha prestato il pianto, il riso, il ghigno. E una sola, miracolosa donna, Mariangela Melato. Reduce dalla trionfale tournée che dall’anno scorso sta registrando il tutto esaurito, la grande attrice milanese il 30 ottobre debutta al Sistina con «Sola me ne vo’», per la regia di Giampiero Solari. Uno spettacolo musicale intimo, mescolato a una grande prova d’attrice che ha il sapore della chiacchierata informale sul modo di intendere la vita e se stessa. Tra realtà e finzione l’attrice proverà a raccontarsi cantando, ballando, ironizzando e interagendo col pubblico. Non mancheranno le citazioni colte di testi teatrali - Brecht, Gaber, Shakespeare, Williams -, ma senza calcare i toni. Con semplicità, eleganza e leggerezza. Autori dello spettacolo sono Vincenzo Cerami, Riccardo Cassini, Giampiero Solari e naturalmente lei, la Melato.
Cosa l’ha spinta a intraprendere questa avventura?
«La voglia di avere un rapporto diverso col pubblico. È presuntuoso dirlo, ma è ciò che faccio: riempio i teatri da una vita. Avevo voglia di dimostrare alla gente che ogni sera passa a ringraziarmi in camerino che sono una donna normale, non il personaggio che interpreto».
Torna al Sistina dopo l’esordio nel 1971 con «Alleluja Brava Gente» di Garinei&Giovannini: emozionata?
«Me la faccio sotto: all’epoca ero solo una promessa del teatro italiano, oggi invece la gente viene a vedere la Melato. So bene che gli esami non finiscono mai, quindi eccomi qua. Mi darò in pasto al pubblico senza difese».
Che ricordi ha di Pietro Garinei?
«Fu per me un grande maestro, lo stimavo molto. Mi ha voluto un gran bene. Ogni anno mi chiedeva di tornare al Sistina, purtroppo gli dissi sì troppo tardi. Avevamo un progetto che non abbiamo fatto in tempo a realizzare».
In questo show quanto è liberatorio il suo rapporto col pubblico e quanto c’entra Milano?
«Io sono spudoratamente attrice. Adoro fare i ruoli, essere sempre la stessa Mariangela mi annoia, come donna e come artista. Così ho scelto di premiare la platea, che è encomiabile. Quanto alla mia città, questo spettacolo trasuda Milano. Ricordo i fermenti, la cultura e l’arte prima che diventasse una città da bere. Oggi è da vomitare».
Quali canzoni canterà?
«Arie che rievocano memorie allegre, tenere nostalgie. Sola me ne vo’, che dà il titolo allo spettacolo, è perfetta perché è una canzone dalle mille facce».
E col ballo come se la cava?
«Ballicchio, se fossi un po’ più giovane sbaraglierei la concorrenza a Ballando con le stelle. Il coreografo Luca Tommassini è stato comprensivo, mi ha suggerito i passi senza imposizioni».
Perché frequenta così poco il cinema?
«Non perché manchino i ruoli, manca il cinema italiano. E uno degli ostacoli è il doppiaggio dei film stranieri».
Vede nero anche nel futuro dei giovani attori?
«È dura per via della precarietà. Ai miei tempi le carriere erano più lunghe e faticose, forse perché non c’era il Grande Fratello. Oggi si arriva in fretta, ma si sparisce altrettanto rapidamente. Servono determinazione e professionalità. In televisione signori si appare, non si è».
Al teatro Sistina, dal 30 ottobre al 25 novembre. Prenotazioni: dal lunedì al venerdì 10-13 e 14-16. Tel. 06.42007130, email prenotazioni@ilsistina.com.