Mariangela: «In scena canterò ma non aspettatevi un’altra Milva»

La Melato debutta nello show «Sola me ne vo’»: stasera sarà a Genova poi a Milano

da Milano

Quando lei appare, tutta vestita di bianco, coi biondi capelli a zazzera che la trasformano in una fata bizzarra, più simile all'Alice di Lewis Carroll che alla Biancaneve dei fratelli Grimm, tutti trattengono il respiro. Signori e signore dei giornali, ha inizio la conferenza stampa di Mariangela Melato che, per la prima volta nella sua lunga carriera, sta per prodursi in un recital ovvero, come si dice oggi, in un one woman's show. Come sarà questo spettacolo, che si avvale della regia di Giampiero Solari e che, dopo il debutto di stasera a Genova, sarà al Teatro Nuovo di Milano dal 6 al 18 febbraio, la grande incantatrice non dice. Lei accenna, sottintende, premette più che promettere («in scena canterò, ma non aspettatevi che diventi Milva») e soprattutto confessa candidamente, nello splendido foyer del teatro che presto la ospiterà, di aver voluto soprattutto divertirsi. Perché, signora, si è affidata alla Ballandi Entertainment per questo suo debutto in uno spettacolo nuovo di zecca?, le domanda qualcuno. Che non le lascia il tempo di rispondere sottolineando che, forse, alla Melato sono piaciuti lo show di Fiorello o quello di Gianni Morandi, entrambi fiori all'occhiello della società produttrice. E subito l'ironica creatura che, tanto tempo fa, Luca Ronconi aveva prescelto per il ruolo del celebre burattino di Collodi in un Pinocchio che non fu mai realizzato, s'illumina di un sorriso.
«Ho visto lo spettacolo di Fiorello - confessa - e devo dire che l'ho trovato bellissimo. Perché non dovrei affidarmi anch'io a dei professionisti simili?», ribatte compiaciuta. Mentre nei confronti di chi la punge con una di quelle domande a trabocchetto non sai se più compiacenti o sarcastiche («a cosa si deve la sua firma in cartellone tutt'uno a quella di autori collaudati come Cerami, Cassini e lo stesso Solari?») che sottintendono l'insorgere di una nuova vocazione di scrittrice, Mariangela oppone l'inequivocabile verità che uno spettacolo dove si parla né più né meno di lei stessa, sarebbe stonato che l'eroina sulla propria vita non dicesse la sua. Anche se, precisa con puntiglio, «un'attrice non ha bisogno di impugnare la penna: quando si recita, si scrive con la fisicità e con lo sguardo, no?». Ma di fronte alla legittima curiosità di voler appurare cosa accadrà in questo Sola me ne vo', il cui titolo ammicca al celebre refrain anni Trenta In cerca di te, la Melato si chiude a riccio. «Il nostro è un omaggio al Bob Fosse di Cabaret con quel grottesco di marca espressionista che sta tornando di moda», si limita a dichiarare con grazia.
«Ci sono dei ballerini straordinari. Ossia i miei magnifici 6, come li chiamo io, a farmi corona e soprattutto a farmi coraggio». Coraggio, e perché? Non diremmo che ne abbia mai avuto bisogno, è il grido unanime della carta stampata che si diverte, come a uno show fuori programma, alle dichiarazioni dell'attrice più spiritosa d'Italia. «Ne ho davvero bisogno, invece - prorompe - dal momento che oltre alla sigla che dà il titolo allo spettacolo, canterò ben cinque canzoni, tra cui Creola, un pezzo originale scritto apposta per me da Cerami e De Amicis più uno dei song più struggenti degli ultimi anni, Far finta di esser sani di Gaber».
Ma Gaber, in quella canzone, non lesinava i colpi bassi all'establishment. Dobbiamo forse arguire che Sola me ne vo', ha una precisa connotazione politica? «Se proprio vogliamo dare un colore al mio show, diciamo pure che la tinta prescelta è il rosso» è la sorprendente risposta. «Ma un rosso d'autore com'è stata Madre coraggio dove questo mio io, filtrato dai ricordi, combatte la sua piccola battaglia per la verità contro l'ipocrisia. Rimpiangendo, questo sì, la bella Milano che non esiste più, quella del bar Giamaica dove, quand'ero giovanissima, nascevano a raffica quei progetti esaltanti che, in piena bagarre culturale, ci facevano sperare in un futuro pieno di cervelli e non zeppo di veline», conclude pensierosa mentre su di lei si abbatte impietosa la luce dei flash.