MARIANNA UCRIA La duchessa si fa in due

Allo Strehler l’eroina del romanzo firmato dalla Maraini si rivela

Valentina Fontana

Palpitante di femminilità, di gentile passione, di vivace carica intellettuale. Ma anche incarnazione di una condizione femminile ricca di forti valenze simboliche. Marianna Ucria come la sua terra, una Sicilia settecentesca lussuosa, decadente, violenta e violentata, dominata da evidenti contrasti, taciuti soprusi, raffinata cultura. Difficile delineare il confine. L'eroina del suggestivo romanzo di Dacia Maraini, La lunga vita di Marianna Ucria, si presenta sul palco milanese dello Strehler, fino al 19 novembre, forte della sua personalità e ancorata profondamente alla sua terra, così amata e allo stesso tempo criticata.
Ecco allora la storia della duchessa Marianna Ucria di Fontanasalsa, stuprata in giovane età dallo zio, divenuta sordomuta per lo choc. Ma come rappresentare in teatro il tessuto e la carica narrativa del personaggio? Come far comunicare sulla scena una ragazza sordomuta? Come recitare la lunga vita di Marianna, di sposa, di madre, e quando conosce l'amore vero grazie alla passione di un giovane servitore, ma soprattutto quando impara a leggere e scrivere vedendo così schiudersi davanti a sé gli inesauribili orizzonti della fantasia e della letteratura?
«La novità del testo teatrale rispetto al romanzo sta nello sdoppiamento di Marianna - riferisce la Maraini, che ne ha seguito anche l'adattamento teatrale -, ora giovane che osserva se stessa invecchiata, ora anziana che rivolge lo sguardo sbalordito a una se stessa infantile e persa. Questo gioco di prospettiva mi ha permesso di mantenere qualcosa dello stile metaforico, ragionato, del romanzo. Mi ha permesso di "riferire" il pensiero della protagonista che è parte integrante del tessuto narrativo».
«Dacia - continua Lamberto Puggelli, il regista che da molti anni collabora con lo Stabile di Catania nella sua opera di valorizzazione e promozione degli autori siciliani - ha compiuto una doppia operazione: rimanere fedele agli avvenimenti e ai personaggi del romanzo e, allo stesso tempo, scindere il personaggio di Marianna in una che agisce e l'altra che racconta. In questo gioco dialettico fra chi guarda e chi è guardato, si inseriscono gli altri personaggi, a momenti proiezioni di una storia familiare dalle molte stravaganze e distorsioni, a momenti fantasmi di una mente che riflette su di sé e il mondo che la circonda».
«Anche se tutto lo spettacolo è in italiano - chiosa Puggelli - l'uso del siciliano, con i suoi odori, sapori, coloriture dialettali, la sua ricchezza, comunicatività, sensualità e fantasia, è stato rafforzato e reso ancora più ritmico e pregnante. Non solo perché il romanzo nasce in Sicilia, ma perché, con l'irrompere del dialogo sulla scena, la lingua parlata prevale su quella scritta e si fa corpo autonomo, con le sue leggi spaziali e temporali».
La lunga vita di Marianna Ucria, teatro Strehler, ore 20.30, info 848800304, ingresso 29, 5 e 22,5 euro