Marianna, il volto nuovo tutto contratti e amici vip

Ex fidanzata del figlio di Napolitano, è stata assunta da Enrico Letta e lavora con Minoli

Anzitutto mettiamoci d’accordo sul significato della parola «nuovo». Sul vocabolario c’è scritto: «Colui che non si conosce, che si vede e si sente per la prima volta, rinnovato rispetto al passato». Ora, se date per certo questo assunto, mettetevi l’anima in pace: quando Veltroni dice «Puntiamo sui volti nuovi» vi sta prendendo serenamente e pacatamente per i fondelli.
Ce ne siamo resi conto in questi giorni, quando in pompa magna il segretario del Pd ha sfoderato la «giovane promessa» Marianna Madia, ventisettenne, incoronata capolista del Pd nel Lazio. Con un nome così, proprio come la Marianne in Francia, allo stesso modo la Marianna di Walter dovrebbe assurgere a fresco portabandiera del Partito. E a leggere i giornali (certi giornali) quasi quasi abboccavamo: ce la dipingono come «economista», «giovane talento», «la ragazza che arriva dal nulla», magari precaria, magari mezza disoccupata, insomma il giovane medio. Proprio quello che ci vuole per combattere i vecchi tromboni. Come no.
Peccato però che il tenero virgulto Veltroni non l’abbia trovato sotto un cavolo. Anzi, volete saperla tutta? È inutile che Marianna Madia cerchi di farsi un nome: perché ce l’ha già. È la figlia di Madia Stefano, ex consigliere comunale amicissimo di Veltroni. Non vi basta? E allora vi diciamo pure che la novella Marianna è l’ex fidanzata di Giulio Napolitano, figlio di un certo Giorgio, residente al Quirinale. Mica cotica, per una che si presenta come «signorina nessuno».
Eppure il buon Walter, nel lucidare la sua pupilla, si guarda bene dal raccontarci questi trascorsi scomodi nell’alta società. Vi pare? Si indignano per Mastella che assume la nuora nel giornale di partito, e poi regalano il seggio alla quasi-parente del capo dello Stato.
Che poi, per carità, ben venga, non c’è niente di male: ma almeno non raccontateci la balla dei volti nuovi in politica. Certo, magari la ragazza sarà pure sveglia e intelligente (dev’esserlo, se forgia aforismi sul «ritrovare il tempo delle idee e dell’amore»). Ma il punto è un altro: se queste sono le facce nuove di Walter, allora De Mita è un fanciullino. E dunque poche storie, giù la maschera: la verità è che la Marianna la va in campagna (elettorale) con un pedigree fuori dal comune, pari soltanto al suo curriculum. Che a dir la verità puzza di spintarella come le strade di Napoli puzzano di rifiuti. Sentite qui: da ragazzina l’hanno assunta per caso nel Centro Studi Ares, il pensatoio economico di Enrico Letta. Ci sono fior di ricercatori che sognano d’andarci: lei l’hanno presa che non era neanche laureata. Poi, sempre per caso, è diventata consulente della Presidenza del Consiglio. Poi, sempre per caso, è diventata collaboratrice di Rai Educational con Minoli. E infine - sempre per caso - conduce una trasmissione notturna su questioni ecologiche. Insomma, più che rappresentante dei giovani precari, la pulzella del Pd sembra rappresentare i giovani ammanicati. E su Internet gli studenti già sghignazzano: «Anch’io vorrei candidarmi nel Pd, adesso gli mando subito il curriculum», ironizza un internauta. Come no, aspetta e spera. Tempo sprecato, cari ragazzi: non resta che sottomettersi al concetto di uguaglianza griffato Veltroni. Che si traduce così: voi siete tutti uguali, poi c’è Marianna che è un po’ più uguale degli altri. Un concetto tutto italiano, e vecchio come il cucco. Alla faccia del nuovo che avanza.