La Marianna di Walter è una fan del precariato

La giovane capolista Pd, Madia: «L’impiego di interinali e co.co.co? Ha effetti positivi per le aziende»

da Milano

Nei corridoi della Rai, dove «il volto nuovo» del Pd è piombata da un giorno all’altro scavalcando una fila chilometrica di giornalisti precari, ci fanno sopra le battute: «è la prediLetta di Minoli». Si riferiscono, le malelingue, a due dei tanti padrini potenti che hanno portato questa ragazzina di 27 anni (ma ha cominciato a fare la consulente di lusso a 24 anni) là dove nessun coetaneo senza spintarelle neppure sogna di metter piede: prima all’Arel (grazie a Enrico Letta), poi a Palazzo Chigi (grazie a Enrico Letta) e ovviamente in Rai, azienda-madre di tutti i raccomandati. Si dice che questa Marianna Madia abbia folgorato Veltroni. Sarà per quelle frasi alla «Yes we can» che tanto piacciono a Uòlter: «Dobbiamo trovare il tempo dell’amore», «solo nella lentezza escono le idee vincenti». La sua carriera però va velocissima. Dice che non ha potuto rifiutare l’offerta di fare la capolista del Pd a Roma, perchè significa «entrare nella storia». Per ora è riuscita a entrare nei blog e nei forum degli universitari suoi coetanei, inferociti per la scelta di garantire un seggio in Parlamento a questa studentessa superammanicata (si clicchi su studentibicocca.it o sul social network del Pd).
Una lettera a Dagospia, firmata da un «elettore del Pd sconcertato dalla sua candidatura», illumina ancora di più sulla «giovane economista» (ma poi, da quando una laureata in Scienze politiche è economista?). Veltroni dice che «il precariato è la chiave dei problemi di oggi» e che va risolto con «un compenso minimo legale»? Be’, non dite a Walter che la sua ancella boccoluta non la pensa proprio come lui (magari più come il confindustriale Colaninno jr, altro «volto nuovo»). Nel luglio scorso, in una tesina per il dottorato (si può trovare sul sito dello Imt di Lucca) dedicata agli effetti della «flessibilità» (termine che le aziende usano per definire quello che Veltroni chiama precarietà), la Marianna scriveva elogiando gli effetti del pacchetto Treu negli anni ’90 (cioè l’invenzione dei co.co.co): «Una maggiore percentuale di lavoratori part time si associa con una maggiore capacità di innovare (da parte dell’azienda, ndr)». Cioè gli atipici fanno benissimo all’economia. Ma anche gli interinali, cioè i precari cronici tipo call center, sono una manna dal cielo. Leggiamo cosa scrive la Marianna: «Ci sono tipologie di contratto, come gli interinali o quelli a tempo determinato, che incidono positivamente sul grado di innovazione di un’azienda». In sostanza, conclude la scienziata, c’è «un ottimo di flessibilità» (ovvero una quota di precarietà) che le aziende devono individuare per far quadrare i conti. I precari? Pazienza, che si arrangino. Ce lo avranno pure un padrino che li raccomanderà prima o poi, no?
paolo.bracalini@ilgiornale.it