Mariano dà forfeit: salta l’esibizione al Teatro Manzoni

«Aperitivo in Concerto», la rassegna di musica contemporanea al Teatro Manzoni, è costretto a rinunciare al penultimo appuntamento della sua stagione 2007-2008. Per domenica prossima erano previsti in trio Charlie Mariano sax alto, Jasper Van't Hof pianoforte, Philip Catherine chitarra. Un concerto con vari motivi d'interesse: la formazione insolita, priva del contrabbasso e della batteria, e la presenza di due fra i più quotati solisti d'Europa, Van't Hof e Catherine. Ma il più atteso, naturalmente, era Charlie Mariano, forse il musicista più longevo in attività nel jazz americano. Proprio lui ha dovuto dichiarare forfeit per il riacutizzarsi di un malanno di cui soffre da tempo, grave al punto che anche il festival di Chiasso, il 24 gennaio scorso, aveva cancellato la sua partecipazione. I pessimisti temono che non suonerà più. Mariano ha 84 anni, essendo nato a Boston il 12 novembre 1923. Ne ha trascorsi 67 suonando il sax alto, il sax soprano e il flauto, dopo un inizio al pianoforte che gli è stato utile per il suo lavoro di compositore. Dal 1940 ad oggi ha condiviso le più importanti trasformazioni del jazz, passato dal linguaggio «classico» al moderno, e poi all'informale e al ricupero della consonanza. Per questo - e soprattutto per i suoi meriti - Mariano è definito un musicista che, grazie a un tenace controllo del proprio stile, è sempre riuscito a rinnovarsi nel corso della carriera. Dopo una dipendenza quasi obbligata, nella seconda metà degli anni Quaranta e nei primi Cinquanta, dal modello di Charlie Parker, Mariano ha avuto splendidi toni lirici con Stan Kenton e accenti innovativi con Shelly Manne e con Charles Mingus. Ha quindi utilizzato le risorse dell'elettronica e si è dedicato allo studio della musica indiana, pervenendo infine a una lucida sintesi di queste esperienze.
Franco Fayenz