Marijuana legale: l’Onu boccia la «riforma Turco»

L’ufficio per le droghe delle Nazioni Unite censura i Paesi europei che non varano leggi severe contro l’uso degli spinelli

Erica Orsini

da Londra

Chi semina cannabis raccoglie tossicodipendenza. Nella sostanza è questo l'ammonimento giunto in questi giorni da parte dell'Ufficio per le droghe e il crimine delle Nazioni Unite. Secondo quanto riportato ieri dal quotidiano britannico Daily Telegraph, il suo direttore, l'italiano Antonio Maria Costa, ha infatti invitato tutti i Paesi europei a trattare con maggiore severità l'uso della cannabis, a suo parere non meno pericolosa di droghe come eroina e cocaina. Povero ministro Turco, il tempismo non sembra dunque essere il suo forte. Il giudizio dell'Onu le piomba addosso tra capo e collo, proprio all'indomani della sua proposta di innalzare il limite massimo di possesso di spinelli per uso personale.
L'idea ha già suscitato un vespaio di polemiche e di certo le parole di Costa non miglioreranno la situazione. «Tutti i Paesi che mantengono delle politiche inadeguate su questo tema hanno il problema della tossicodipendenza che si meritano» ha detto l'esperto in quella che al Telegraph è sembrata una critica implicita alla decisione del governo inglese di riclassificare la marijuana da droga di classe B a droga di classe C. L'esecutivo di Tony Blair aveva declassato gli spinelli all'ultimo grado della scala di pericolosità un paio di anni fa, per concentrare tutti gli sforzi della polizia nella lotta contro gli spacciatori di droghe cosiddette pesanti come il crack e l’eroina. Le direttive espresse dalle Nazioni Unite sembrano però totalmente opposte, come ha spiegato ieri il giornale, riportando il discorso introduttivo di Costa al rapporto annuale sulla droga 2006, presentato due giorni fa a Washington.
«Le inversioni di tendenza delle politiche governative - ha detto Costa - creano confusione nei giovani che non sanno più quanto possa essere pericoloso l'hashish. E visto l'incremento dei danni alla salute causati dall'uso di questa sostanza, è fondamentalmente sbagliato per gli Stati far dipendere il suo controllo dal partito che in quel momento si trova al governo». Costa ha sottolineato anche che in questo momento la cannabis è molto più potente di quanto poteva essere qualche decina di anni fa e che «è stato un errore liquidarla come una droga leggera». «Oggi - ha spiegato - il carattere dannoso di questa sostanza sulla lunga distanza non è differente da quello di droghe come la cocaina e l'eroina». Uno studio della Nazioni Unite afferma infatti che un numero significante di abituali fumatori di spinelli hanno avuto esperienze di paranoia, attacchi di panico, «sintomi psicotici» dovuti all'intossicazione da cannabis, aumentati in modo allarmante dalla sempre più crescente disponibilità di varietà diverse e più potenti. Insomma, fa capire l'Onu, i tempi cambiano e neppure lo spinello è più quello di una volta, i governi europei sono invitati a prenderne atto. «Sebbene in passato si sia affermato il contrario - si legge nella ricerca - la dipendenza da cannabis è una realtà. Molte delle persone che la utilizzano fanno fatica a smettere anche quando il suo utilizzo interferisce negativamente su altri aspetti della loro vita e più di un milione di soggetti di tutto il mondo ogni anno affrontano una cura per la disintossicazione da marijuana». Del resto ad insegnarlo sono le stesse cronache mondane, le riviste scandalistiche internazionali in questi ultimi anni hanno fatto la loro fortuna raccontando le sventure dei vip caduti nella trappola della droga. Ieri il ministero degli Interni britannico ha sottolineato con forza che, pur ridotta a droga di serie C, la cannabis rimane una sostanza «illegale e dannosa» che «nessuno dovrebbe assumere», ma la dichiarazione rimane nell'ambito del puro esercizio linguistico.