Marilyn, il mito racconta se stessa

Esce per la prima volta in italiano «La mia storia» un libro in cui la Monroe rivisita le tappe più dolorose e meno conosciute della sua vita. Il volume è corredato da illustrazioni di pregio tratte dalle foto di scena sul set accanto a scatti più scanzonati

Norma Jean Baker era una donna fantastica. Era la donna. L'icona e il simbolo di tutte le donne più belle. Norma Jean Baker era Marilyn Monroe e grazie alla sua bellezza da schianto divenne l'emblema della femminilità e anche oggi, a 48 anni dalla sua morte avvenuta nel '62, il suo mito resta immacolato e inalterato. Proprio in omaggio a questo monumento del fascino prima ancora che all'attrice, esce un volume ma pubblicato in lingua italiana fino ad ora, «La mia storia» (Donzelli, pp. 224, euro 19).
Nato nel lontano 1954, questo libro doveva essere una biografia dell'attrice in rapida ascesa nell'universo di Hollywood. Fu Charlie Feldman, agente di Marilyn, a farsi promotore dell'iniziativa e a contattare Ben Hecht, uno dei più apprezzati sceneggiatori americani per scrivere la storia dell'attrice. E infatti il ghostwriter incontro Norma Jean che a lui si confessò senza pudori aprendogli i segreti del proprio cuore e della propria esistenza. A lui raccontò la sua infanzia negata, le prime esperienze sessuali, la contraddittoria consapevolezza della propria bellezza, l'amore del divo del baseball Joe Di Maggio, la visita alle truppe americane impegnate in guerra in Corea, ma il libro stentò a vedere la luce dei riflettori editoriali. Uscì infatti solo molto più tardi, nel 1974, quando Marilyn era scomparsa già da dodici anni. Tra aneddoti e confessioni esce da queste pagine la bambina ferita, l'adolescente abusata, la ragazza sfruttata, e la donna depressa. I contorni di una personalità controversa dietro la patina di avvenenza e fascinò che l'accompagnò da viva e non cessa di farsi sentire nemmeno a tanti anni di distanza dalla sua morte.
La fatica di imporsi nel mondo della celluloide, non meno cinico di quello che aveva conosciuto da bambina e la tragica fragilità di una donna che ha avvicinato i personaggi più in vista mantenendo sempre vivo nel cuore e nella mente il ricordo di ciò che era stata costretta a vivere. Oggi, quel libro che gli Stati Uniti riuscirono a leggere solo nel 1974 viene tradotto in italiano e presentato al nostro pubblico con il corredo di scatti famosi e importanti, opera di Milton Greene, uno dei più apprezzati fotografi americani, che conobbe Marilyn, ne fu amico e che ora pubblica foto di scena dal set di alcuni celebri film accanto a immagini più scanzonate in cui la Monroe sembra giocare con l'obiettivo.