Marin Alsop, il podio si tinge di rosa

Dirigerà la Filarmonica del Piermarini. In programma, Liszt, Bartok e Dvorak

Carina, biondina, piccolina Marin Alsop (New York 1956) grinta e sense of humour, ultima, e per ora unico ritrovato scaligero in fatto di direttori donne, non somiglia affatto alle immagini un po' impietose divulgate dalla stampa di questi giorni.
La Alsop, da domenica sul podio del Piermarini per i Sinfonici, fa scalpore color rosa. Ricordiamo l'ascetica spiritualità dell'ultimo Abbado, la perentorietà e il porgersi di Riccardo Muti. E lei, invece, com'è? Come si veste? Come domina il centinaio di orchestrali che le stanno davanti? È apollinea o dionisiaca? E il privato? Le ascendenze? I genitori, entrambi impegnati nell'orchestra del Nycb, spalla lui e cellista lei, sperano solo che la figlia abbracci la musica. E quando Marin, folgorata sulla via di Damasco di Bernestein, decide che sarà un direttore, esultano. Scendono in buca tra i suoi giovani a dare l'esempio. Certo, nemmeno in America è facile essere donne. Il suo Paese preferito è il Regno Unito, con le sue Elisabette e le sue Thatcher.
Anche la Alsop, aspirante conductor, deve iniziare in modo insolito, fondando una sua orchestra, la Taki Concordia, dalla quale avverrà il salto nel circuito delle grandi orchestre americane. Oggi è direttore musicale della Baltimore dove succede, non senza tumulti prontamente sedati, a Juri Temirkanov. Non ha un modello di riferimento, se non il Bernestein dell'infanzia, quello che ne ha rapito mente e cuore, ma che soleva dirle estatico: «Se chiudo gli occhi, mi pare che sul podio ci sia un uomo». Quanto all'abbigliamento sul campo, pantaloni, eleganza discreta e qualche vezzo colorato qua e là. Un po' donna-uomo, leggermente equivoca senza chiasso, per non nuocere alla musica. Qualcuno riporta le dichiarazioni di Muti: «Basta che non indossi il frac... Basta che non diriga Otello». Ride divertita e taglia corto: «Battute old world, ma certo il maestro ha solo parlato senza pensarci troppo».
Il suo repertorio si attesta soprattutto tra Brahms e Mahler e sul contemporaneo. Qualcuno l'ha definita passionale, ma era il fuoco della partitura aperta sul leggio. Marin ama l'opera, per ora frequentata solo in forma di concerto. È di questi giorni la registrazione di Nixon in China del minimalista John Adams, mentre il 2010 è l'anno di Salome a Washington. La biondina di ascendenza irlandese ha lavorato a Santa Cecilia. Il suo impegno di insegnante, talent scout e divulgatrice pro bacchette donne in erba, la dice lunga sulla durata dei tabù. La nostra, che insegue le orchestra sin dalla culla, non ha avuto tempo per altro. È single. Sebbene, appena possibile, alla maternità non abbia davvero rinunciato. Il figlio ha quattro anni. E la gestualità, l'unica scommessa che non ci torna? Davvero una bella sfida. Per la Scala, la Mitteleuropa di Liszt, Bartók e Dvorak.