Marina, la dama degli scacchi A 14 anni vola fino a Pechino

Marina ha una voce sottile e timida. Ma sa il fatto suo. Non si trucca, non insegue le mode né vive appresso al telefonino. Rispetto a tante ragazzine della sua età ha qualcosa di diverso. Una semplicità bella da trovare in una 14enne. La sua unica, grande passione sono gli scacchi. Tanto che un bel giorno in casa Brunello, a Rogno, in provincia di Bergamo, squilla il telefono: «Marina? Tieniti forte, andrai alle Olimpiadi della mente». E lei, alle prese con l’acquisto dei libri di testo per il liceo scientifico, che comincerà tra un paio di settimane, si è subito messa sotto con gli allenamenti. Partirà per Pechino all’inizio di ottobre e vuole arrivare prontissima.

Con chi ti alleni?

«Con mio fratello Sabino. È arrivato secondo al campionato italiano. In famiglia però sappiamo giocare tutti».

Con i tuoi amici non giochi?

«Mica tanto. Diciamo che le mie amiche non apprezzano molto gli scacchi, li trovano noiosi e preferiscono guardare i telefilm in tv. Ogni tanto gioco su Internet, ma sono meglio le scacchiere vere».

Ne hai molte a casa?

«Sì, ne abbiamo una che arriva dalle Canarie, regalata da mio nonno, una di ebano. Un’altra di vetro, che però non usiamo mai. Una che portiamo in viaggio, una costruita in Africa. Poi ne abbiamo tre per tutti i giorni, quelle che usiamo per le partite di allenamento».

Qual è la vittoria che ti ha dato più soddisfazione?

«All’isola d’Elba, contro un maestro internazionale albanese, più grande di me. La partita è durata quattro ore, fino a sera inoltrata. Io di solito vado a letto presto e non sono abituata a certi orari».

Quando hai cominciato a giocare?

«Mi ha insegnato mio fratello e mi è piaciuto subito».

Lo batti?

«Dipende. Capisco quando gli viene in mente una mossa buona. Cambia la posizione delle mani, le muove in un modo strano, inequivocabile».

Mossa segreta?

«Non ne ho una. Dipende dalle situazioni che si creano durante la partita. Per questo bisogna studiare molto, per cercare di prevenire tutte le eventualità. È molto bello».

Un rompicapo insomma?

«È questo che mi attrae. Mi piace soprattutto quando nel mezzo della partita ognuno fa di testa sua per cercare di “dar matto” all’avversario. È bello perché si possono verificare varie posizioni».

Quindi non è noioso, come dicono le tue amiche.

«No, ci sono sempre nuove idee, nuove strategie. Magari sacrifichi qualche pezzo di valore per creare una posizione tattica. Dalla confusione nasce un nuovo ordine».

Immagino che tu sia bravissima in matematica.

«È la mia materia preferita. E ho anche scoperto che gli scacchi mi aiutano con i numeri. Riesco a concentrarmi di più nei ragionamenti astratti».

Cosa fai quando non ti alleni?

«Gioco molto con i miei gatti. Ne ho due, Neve e Bianca. Sono semplici, ma li trovo bellissimi».

Portafortuna per Pechino?

«Non lo so, non ne ho».
A fare il tifo per lei ci saranno il fratello Sabino in prima linea e la sorella Roberta. E, di sicuro, anche le amiche che di solito preferiscono guardare i telefilm.