Marina e Berlusconi ora pagano a De Benedetti il conto dell'estorsione

Un esproprio, l'ha definito la presidente di Mondadori. Oltre al danno c’è anche la
beffa, aumentata dalla certezza, da parte di Fininvest, di essere nel
giusto

Fininvest ha staccato l’assegno. Oltre 564 milioni di euro sono passati ieri dall’azienda della famiglia Berlusconi alla Cir di Carlo De Benedetti. Un esproprio, come l’ha definito Marina Berlusconi in una intervista al settimanale Oggi , eseguito su sentenza del tribunale civile di Milano che nelle scorse settimane aveva emesso il verdetto di appello sul Lodo Mondadori (l’accordo che nel ’91 stabilì la divisione consensuale della casa editrice tra Berlusconi e De Benedetti).

Di fatto si tratta del più alto risarcimento imposto a una azienda privata, per di più costretta così a finanziare il gruppo editoriale (la Cir controlla La Repubblica e L’Espresso ) che si è dato come missione quotidiana, come ha ricordato Marina, di cancellare Berlusconi dalla scena politica. Oltre al danno (enorme, ma le nostre aziende sono sane e sapranno farci fronte, ha detto ancora la figlia del premier) c’è quindi anche la beffa, aumentata dalla certezza, da parte di Fininvest, di essere nel giusto. Ancora una volta l’asse tra magistrati e mezzi di informazione ha colpito.

La ricostruzione di quanto accadde vent’anni fa, letta in queste settimane sui giornali, ha volutamente censurato, negato e nascosto alcune fondamentali verità, per esempio quella che Carlo De Benedetti festeggiò privatamente e pubblicamente quell’insperato accordo (oggi contestato) come una manna dal cielo, arrivando a ringraziare ed elogiare la correttezza del futuro premier. Era felice, l’Ingegnere. Lo era meno un giovane Silvio Berlusconi che, su pressioni politiche (Craxi e Andreotti), si vide sfilare la polpa mediatica della Mondadori ( La Repubblica , L’Espresso e la catena di quotidiani locali Finegil). Neppure ieri Berlusconi era felice. E chi lo sarebbe. Oltre mille miliardi di vecchie lire sono una montagna di soldi anche per uno degli uomini più ricchi del mondo. Ma chi si aspettava uno degli show a cui ci ha abituati è rimasto deluso.

Non una parola, un commento pubblico. Venti appuntamenti in agenda, una giornata come tante altre. A differenza che in altri casi di fatti giudiziari, Berlusconi non ha voluto mischiare il ruolo politico con quello personale, in questa occasione quello di imprenditore ferito. Glielo hanno rinfacciato tante volte: parla per fatto personale. Ma in pochi si sono posti la domanda. Se 18 anni fa Berlusconi non fosse sceso in politica, se per tutto questo tempo non avesse resistito ad attacchi di ogni genere solo con il consenso elettorale, oggi avrebbe dovuto staccare quell’assegno? La risposta è no, non ci sarebbe stato l’accanimento giudiziario, Mondadori non sarebbe stata scippata da un giudice monocratico di una quantità di soldi pari al doppio del valore della quota di controllo.

Diciamolo chiaro. Lo vogliono morto. Dalla vitaprivata al patrimonio è una caccia all’uomo. E l’uomo ha una caratteristica praticamente unica nel Paese: paga sempre di persona, non passa il conto ad altri, sia che si tratti di soldi sia che si tratti di affetti. Neppure questo gli viene riconosciuto, anzi la macchina della delegittimazione accelera. Tanto che Marina Berlusconi ieri ha annunciato di aver pronta la prima di una serie di querele nei confronti di Marco Travaglio, il capofila dell’insulto. È difficile da dire per un giornalista, ma come darle torto?