Marina querela "Repubblica": accuse vili

La figlia del premier, presidente Fininvest, indignata dall’ipotesi di
infiltrazioni mafiose: "Sconcertante operazione di killeraggio". "Il 100% della società è da sempre alla nostra famiglia come emerge in modo incontrovertibile da tutti i documenti. Nell'azionariato non esistono zone d'ombra"

Marina Berlusconi è furiosa, come mai prima d’ora. Definisce l’attacco di Repubblica «non degno di un Paese civile» e gli autori dell’articolo pubblicato ieri in prima pagina, ovvero Attilio Bolzoni e Giuseppe D’Avanzo, «professionisti della diffamazione, della calunnia e della disinformazione».
Non è la prima volta che il presidente di Fininvest interviene in difesa del Cavaliere. Aveva bacchettato Franceschini, quando questi aveva definito Silvio Berlusconi un cattivo padre, costringendo l’allora segretario del Pd a ritrattare e a scusarsi pubblicamente. Poi, in due interviste al Corriere, aveva invocato «più rispetto per le aziende del gruppo», e denunciato «la caccia all’uomo nei confronti del presidente del Consiglio», ma le sue erano state uscite a freddo.
Questa volta invece Marina Berlusconi reagisce d’impulso. Si sente ferita nell’orgoglio, è disgustata da un attacco che considera vergognoso, infamante. Letto l’articolo di fondo di Repubblica, si è consultata con il fratello Pier Silvio e i suoi più stretti collaboratori, e a metà pomeriggio ha diramato alle agenzie di stampa una nota durissima, una nota di guerra. Se Repubblica attacca, Marina e con lei il gruppo Mediaset risponde, in pubblico e in tribunale.
«Abbiamo già dato mandato ai nostri legali di procedere sia in sede penale sia in sede civile, con un’azione adeguata all’enormità della calunnia», si legge nel comunicato Fininvest. «L’azione verrà effettuata a tutela dell’onore e della reputazione di una società quotata al cui capitale partecipano primari investitori istituzionali - nazionali e internazionali - e più di 200mila risparmiatori italiani», precisa l’ufficio stampa di Mediaset.
A indignare non sono soltanto le accuse di rapporti con la mafia, peraltro tutt’altro che nuove, quanto l’insinuazione secondo cui a tutt’oggi il 20% di Fininvest appartenga a Cosa Nostra. Un’abnormità. «Il 100% della Fininvest, come emerge incontrovertibilmente da tutti i documenti, appartiene alla nostra famiglia, a Silvio Berlusconi e ai suoi figli. Così è oggi e così è da sempre, non c’è mai stata una sola azione della Fininvest che non facesse capo alla famiglia Berlusconi», spiega in una nota Marina Berlusconi, che continua così: «Anni e anni di indagini e perizie ordinate proprio dalla Procura di Palermo, durante i quali è stato rovistato in ogni angolo della nostra storia, si sono conclusi con l’unico possibile risultato, sottoscritto dal consulente della stessa Procura: nell’azionariato Fininvest non sono mai entrati una lira o un euro dall’esterno, non esistono zone d’ombra».
Si riferisce in particolare al perito Francesco Paolo Giuffrida, che nel 1999 avanzò alcuni sospetti su Fininvest, ma che nel 2007 ritrattò le accuse, firmando una transazione con il gruppo, che lo aveva citato in giudizio, nella quale riconosceva la provenienza regolare dei capitali.
«Tutto questo per chi persegue un preciso disegno politico di annientamento non conta nulla», scrive il presidente di Fininvest, alludendo al fatto che nel fondo di ieri di Repubblica questa circostanza non sia stata nemmeno menzionata. «L’importante è mettere su, senza nessun appiglio minimamente credibile, una sconcertante operazione di killeraggio per la quale provo rabbia e disgusto».
E ancora: «Non è degno di un Paese civile che la storia e il presente di un grande gruppo di livello internazionale, portato al successo dal lavoro, dal talento e dal coraggio di un grande imprenditore, di tutti coloro che con lui e dopo di lui vi hanno lavorato e vi lavorano, vengano così vilmente e senza il minimo fondamento infangati e insultati», scrive la primogenita del Cavaliere.
Insomma, difesa a oltranza di Silvio Berlusconi, naturalmente con il pieno consenso di Pier Silvio e dei vertici del gruppo. Marina, a cui una decina di giorni fa il quotidiano francese Le Figaro ha dedicato un ritratto molto lusinghiero, reagisce con rabbia, ma a testa alta, più che mai determinata a difendere il buon nome della Fininvest e della famiglia.