Marina Rei in equilibrio tra percussioni e archi

«Mi dipingo la faccia d’un rosso vergogna»: s’apre con questo bellissimo verso l’album dal vivo che ci propone il meglio d’una cantante, autrice e percussionista, Marina Rei, la cui produzione è parsa finora condannata a un livello alterno. Qui, affiancata da un quartetto d’archi, da un tastierista e da un chitarrista, la Rei trova una chiave di lettura del proprio repertorio, affermando di volere «scandagliare le potenzialità musicali che nascono dal contrasto tra le percussioni, sensuali e tribali, e la classicità degli archi, tra il suono melodioso del pianoforte e quello della chitarra elettrica, spinta alle soglie della psichedelia». Ne sgorgano momenti di certa suggestione, come nell’incalzante Fammi entrare, nella meditativa rilettura di Noi e nel piglio barbarico di Inaspettatamente.

Marina Rei Al di là di questi anni (Otr)