Le marinaie chic di Givenchy Sul ponte in tacchi a spillo

da Parigi

L'eleganza di Parigi ha un forte accento italiano con buona pace degli americani che, sulle pagine del New York Times, ci accusano di fare una moda da sgualdrine. A questo attacco ingiustificato risponde lo straordinario successo della collezione «marinara» disegnata da Riccardo Tisci per Givenchy. Ridicule! tuona invece Gerard Depardieu che ieri ha ospitato nel suo ristorante La Fontaine Gaillon il debutto nella moda donna di Arfango, storico marchio toscano della famiglia Moretti con cui l'attore divide la passione per i grandi vini. «Accusare l'Italia di volgarità è assurdo quando in America ci sono pubblicità ai confini della pedofilia», prosegue il più grande divo di Francia. «La vostra moda è fantastica, le italiane sono meravigliose, perfino la politica è più eccitante: avete Prodi e Berlusconi che discutono a non finire mentre noi abbiamo solo Ségolène e Sarkozy che sono noiosi».
Nonostante le difese appassionate resta comunque il sospetto di una guerra contro il made in Italy che parte dagli Stati Uniti, ma con l'occulta regia dei grandi marchi francesi. «A me non risulta, siamo piuttosto alleati», dichiara Luigino Rossi, presidente e amministratore delegato di Rossimoda, storico calzaturificio veneto controllato da 5 anni dal Gruppo Lvmh (Louis Vuitton Moet Hennessy) per cui produce le scarpe di marchi come Pucci, Donna Karan, Kenzo, Marc di Marc Jacobs, Celine e Givenchy. «Molti manager del Gruppo sono italiani - conclude l'industriale - per non parlare degli stilisti. Tisci ad esempio, ci ha fatto fare un paio di stivali cuissard che costeranno 2.500 euro al paio perché richiedono 250 minuti di lavorazione l'uno».
Nominato due anni fa direttore creativo di Givenchy, il giovane designer ha fatto sfilare una convincente collezione ispirata dalla giacca di un ufficiale della marina giapponese negli anni Venti, dall'indimenticabile film Querelle de Brest di Fassbinder e dalle storie di Corto Maltese. Sedurre le donne con i marinai è facilissimo, più complesso vestirle con l'inossidabile rigore del giaccone doppiopetto blu come i pullover a grosse coste di lana e quei calzoni a vita alta da Popeye. Tisci ci è riuscito aggiungendo un tocco di romanticismo nelle gonne doppiate in rete da pesca e poi drappeggiate sul corpo, nei superbi abiti da sera a volant plissettati rosa-spuma di mare e soprattutto nei vestiti con i tipici motivi marinari (ancore, catene e bottoni dorati) a definire la linea.
Perfetta anche la collezione Celine disegnata da Ivana Omazic, deliziosa designer croata che ha mosso i primi passi nell'ufficio stile di Prada. La sua crescita professionale in una maison parigina controllata dal potente Gruppo Lvmh, dimostra quanto importante sia avere una visione internazionale sulla moda. Stavolta Ivana si è ispirata alla protagonista de Il letto disfatto, romanzo minore di Françoise Sagan. «Una donna elegante e chic, ma con un lato molto selvaggio» spiega prima di mandare in passerella una formidabile cappa color champagne fermata in vita da un'alta cintura, una pelliccia in cavallino stampato come il manto di una tigre siberiana, il cappotto in coccodrillo ebano sfumato di viola chiaro e mille accessori strepitosi. La nuova borsa «Lirine» e le decolleté con ghetta staccabile tra i cosiddetti must have: le cose da avere assolutamente per essere alla moda il prossimo inverno.
La sfilata di Ungaro era invece un vero disastro con molto rammarico per chi ha creduto nel talento di Peter Dundas, simpatico ragazzone di origine norvegese, ex assistente di Cavalli. Le sole cose interessanti erano i piumini ricoperti da cristalli che non hanno nessuna attinenza con il marchio ma ricordano piuttosto la linea Gamme Rouge di Moncler disegnata da Alessandra Facchinetti. Noiosissimo lo show di Hussein Chalayan. Non bastano due abiti composti da 15mila led rossi, verdi e blu che consentono di creare infinite composizioni cromatiche e di proiettare immagini per distrarre da una collezione cupa e bigia come non mai.