La prima Marine italiana è una mammina

Con lei c’è anche un’altra militare. «Il mio sogno? Diventare sergente»

Eleonora Barbieri

«Soldato Jane è un bel film, ma La figlia del generale è anche meglio». Silvia Di Siervi, caporalmaggiore dei Lagunari, fra un mese sarà la prima donna «marine» italiana: giovedì prossimo andrà a Brindisi per partecipare a un corso di preparazione per la nuova Forza anfibia, il corpo speciale che si occuperà di gestire situazioni di emergenza, frutto della collaborazione fra il Reggimento San Marco (dove le donne ancora non sono presenti) e i Lagunari. Fra i 130 commilitoni ci sarà anche lei (insieme alla collega Rosaria Tortora), fuciliere 24enne di Aradeo, in provincia di Lecce.
Perché proprio «La figlia del generale»?
«Racconta le sfide di ogni giorno, anche se non ho mai vissuto le esperienze terribili della protagonista. Ovviamente ho visto Soldato Jane, la prima volta è stato durante il corso di addestramento volontari ad Ascoli, insieme alle altre ragazze del 235° Piceno: ci ha dato una grande carica. Ma io avevo già deciso di entrare nell'Esercito».
Quando ha capito che la sua carriera sarebbe stata in divisa?
«Fin da piccola. Mio padre era nella polizia penitenziaria, mi affascinavano l'uniforme, il cinturone, le armi. E poi nel 2002 sono entrata nei Lagunari, un corpo che mi è sempre piaciuto per lo spirito di unità e per il contatto costante con l'acqua».
E ora il corso presso il Reggimento San Marco. Che cosa farà?
«Durerà circa un mese e quello che più mi attrae è l'addestramento sugli elicotteri, con esercitazioni di discesa anche da 30 metri di altezza e a bordo delle navi della Marina».
È stata dura superare le selezioni?
«Ho partecipato a un corso di qualifica anfibia di cinque settimane, con prove anche molto faticose. Ad esempio i 10 km di corsa veloce, con lo zaino da 10 chili o i venti chilometri di topografica, una marcia con pesi da 20 kg. E poi tuffi da 5 metri, operazioni di guado, esercizi di imbarco. Alla fine ce l'ho fatta».
Com'è il suo allenamento quotidiano?
«Inizio alle 8 con quattro ore di addestramento. Nel pomeriggio due ore di lezione e un altro paio di allenamento, fino alle 16.30. In tutto, sei ore al giorno di esercizio fisico: corsa, trazioni, flessioni, piegamenti, addominali, salto in alto, galleggiamento».
E dopo?
«Vado a casa da mia figlia Sara, che ha un anno. Mi tolgo la divisa mimetica e indosso gonna, camicetta e scarpe coi tacchi. Magari prima mio marito e io usciamo per una passeggiata, oppure per una corsetta».
Ancora esercizi?
«Adoro correre, da sempre. Nel frattempo, ascolto le mie canzoni preferite. Mi piace la musica, ballare è una delle mie grandi passioni».
Altri hobby?
«Prima di entrare nei Lagunari amavo molto la pallavolo e la corsa a ostacoli, ma ora ho pochissimo tempo, soprattutto dopo la nascita di Sara. A volte vorrei fare la casalinga, per non perdere neppure un minuto di mia figlia. Però questo lavoro è una passione troppo grande».
E se la dovessero mandare in missione per molto tempo?
«Ci sarà il padre con lei. Altrimenti la nonna. Comunque le missioni durano in media tre mesi. La vita del soldato è così...».
Lei è anche stata in missione, con suo marito...
«Sì, siamo stati tre mesi a Nassirya, anche se, da quando siamo sposati, non apparteniamo più alla stessa compagnia».
Vi siete conosciuti nell'Esercito?
«Ci siamo incontrati a Venezia, ma non è stato un colpo di fulmine. Poi, il lavoro, l'addestramento insieme. Siamo usciti a mangiare una pizza e ci siamo innamorati».
Non ha mai paura?
«In realtà no. A volte, mentre sei sulla roccia o impegnata nei salti, pensi: “Se cado mi spacco”. Per fortuna sono ancora tutta intera».
Insomma la sfida ripaga ogni fatica?
«È un mestiere pesante, ma noi donne abbiamo una carica in più: siamo più organizzate nella logistica, abbiamo una buona memoria e siamo molto più pazienti degli uomini. E comunque è più faticoso mettere al mondo un figlio. Le donne hanno una forza fisica unica, durante il parto. Quando alcuni colleghi parlano delle loro madri, io dico: “Provate voi a fare un bambino”».
E con i compagni come va? Nessun problema?
«Ci sono dei ragazzini che cercano di lasciarti da parte, ma so farmi rispettare. Non sono certo il tipo che si lascia sottomettere».
Il prossimo obiettivo qual è?
«Vorrei rimanere nell'Esercito, in servizio permanente e aiutare le altre ragazze, dar loro la carica. Il mio sogno è diventare sergente».