Marinetti e il Futurismo: ecco le tavole di parolibera

In corso fino al 7 marzo alla Fondazione Stelline, a Milano, la mostra "F.T Marinetti=Futurismo", uno dei punti centrali delle celebrazioni del centenario del Manifesto con cui Marinetti
lanciò il Futurismo, pubblicato il 20 febbraio 2009 sul parigino <em>Le Figaro</em>

Milano - Per approfondire la figura di Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, oltre alla grende mostra a Palazzo Reale, è in corso fino al 7 marzo alla Fondazione Stelline la mostra "F.T Marinetti=Futurismo" a lui dedicata. La rassegna rappresenta uno dei punti centrali delle celebrazioni del centenario del Manifesto con cui Marinetti lanciò il Futurismo, pubblicato il 20 febbraio 2009 sul parigino «Le Figaro». Una copia del giornale apre appunto la rassegna, la più completa mai dedicata a Marinetti, con un’infinità di documenti, spesso inediti e di eccezionale importanza storica, come una lettera che negli anni Trenta, Vasilij Kandinsky, fondatore dell’arte astratta, scrisse a Marinetti, dal 1929 Accademico d’Italia, perchè cercasse di intervenire su Hitler, che aveva deciso di dare al rogo le espressioni di avanguardia, ritenendole «arte degenerata».

Nella Sala del Collezionista raddoppiata appositamente fino a 320 metri quadrati su due piani, una mostra curata da Luigi Sansoni ed organizzata dalla Fondazione Stelline, dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia, in collaborazione con la Provincia, propone numerosi ritratti e caricature di Marinetti, alcuni capolavori della collezione privata dell’artista o fatti acquistare da Marinetti dal Comune di Milano tra cui opere di Boccioni come «Linea e forza di una bottiglia» e «Sotto il pergolato di Napoli» e quelle di Balla: «Spazzolridente e Espansioni di Primavera», provenienti dalle civiche raccolte.

La grande novità consiste nel nucleo inedito della mostra: per la prima volta, infatti, sono state raccolte «30 tavole parole libere», tra cui «La battaglia a 9 piani» del 1915 del Mart, la tavola «Parole in libertà-Bombardamento solo igiene» del 1915 della Cassa di Risparmio di Bologna, Guido Guidi (1916), oltre alla più grande tavola «Parolibera» mai esposta prima proveniente dall’Università di Los Angeles, la UCLA, e poi «Bombardamento di  Andrianopoli» del 1913. Tra le rere «paroleibere» di Marinetti e le sue numerose pubblicazioni è possibile studiare il volume «Parolibero, Zam Tumb-Tumb», (Edizione Futurista da "Poesia", Milano 1914), vero incunabolo della moderna sperimentazione letteraria europea. Ma anche «Sadan-Parigi» arricchiscono il tattalismo di Marinetti. Ma passiamo a un’altra seconda sezione importante. Questa completa l’esposizione con manifesti, fotografie e cataloghi d’epoca, ma anche cartoline, alcuni numeri della rivista «Poesia», «Gli avvenimenti», «Il mondo», «Vela latina», «Noi», «L’Italia futurista», «Antologie Revue» e «La Vogue». Non manca un manoscritto di Marinetti sulla fotografia, il Canto LXXII di Ezra Pound e le opere di Carlo Belloli della Collezione Isifus, Istituto Internazionale degli Studi sul Futurismo».
La rassegna è accompagnata da un catalogo della Federico Motta Editore (35 Euro in mostra, 38 Euro in Libreria) ricco di approfondimenti e di saggi di Sansone, Ballerini, Paccagnini, K.Lang, Schnapp (La velocità è una religione) e poi testi di D’Annunzio, commenti di Giordano Bruno Guerri, il Giappone futirista di Nishino Yoshiaki, Marinetti e i Manifesti del Futurismo di Giusi Baldissone.